Anche l’arte può contribuire alla permacultura e alla transizione

Riportare le persone a contatto con la terra attraverso l'arte. Intervista all'artista Anne-Marie Culhane.

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Arte sostenibile Movimento transizione
Eat your campus all’Università di Loughborogh. Un progetto di Anne-Marie Culhane
Anne-Marie Culhane, Arte & Cambiamento
Anne-Marie Culhane, Arte & Cambiamento

Articolo originale pubblicato il 13 aprile 2015

Uno dei nomi che ricorre in tutto il libro di Lucy Neal “Guadagnare Tempo” (Playing for Time) è quello di Anne-Marie Culhane. Anne-Marie è un’artista che vive in Cornovaglia ma in procinto di trasferirsi nel Devon. Anziché cercare di descriverla, lascio che lo faccia lei:

“Genericamente,  faccio accadere cose. Mi definisco un’artista. Ma generalmente esploro il mondo attraverso la mia pratica, che è molto ampia e comporta molto lavoro a contatto con altre persone, il più delle volte rispondendo ai posti in cui opero. Come parte di quella pratica c’è il creare la mia personale interpretazione del posto.

Uso il disegno, la scrittura e  la poesia, che è spesso un modo per avvicinarmi alla parte del lavoro che comporta il coinvolgimento di altre persone, per avere una comprensione più profonda del posto nel quale lavoro, per creare qualcosa che risponde meglio a ciò che vi ci trovo.

Anne-Marie Culhane edible landscape
Anne-Marie Culhane Fruit Routes alla all’Università di Loughborogh

Che cos’è l’arte per te?

Per me l’arte è cambiare il modo in cui io o gli altri vediamo o percepiamo il mondo o il nostro posto nel mondo. È magia, trasformazione, è un momento di riconoscimento o meraviglia. È cambiamento. Sia che sia dentro di me o che sia un senso collettivo di cambiamento o di esplorazione.


Ascolta il podcast dell’intervista di Rob Hopkinks a Anne-Marie Culhane

Il che solleva una serie di interrogativi. Ci sono molte domande che mi faccio sull’arte e su come non accettare visioni predefinite su come ci percepiamo a vicenda, come percepiamo i luoghi, come guardiamo il mondo, ed è un viaggio costante nel “vedere”, “fare”, “sapere” ed “essere”.

Mi interessa molto capire come fai ad approcciare qualcosa che fanno i gruppi di transizione e aggiungerci un tocco artistico. Un esempio è il tuo progetto “Fruit Routes” (Strade di frutta) in Exeter. Molti gruppi di Transizione potrebbero dire: “Andiamo all’università di Exeter a parlare di come piantare degli alberi da frutto”. Potrebbero anche ricevere il nulla-osta e organizzare un gruppo di persone che in un giorno di lavoro piantino un numero di alberi da frutto, ma il tuo lavoro aggiunge un altro livello oltre a questo, una ricchezza e una profondità e tutta una nuova disciplina. Me ne puoi parlare? Cosa c’è di diversoe in più in Fruit Routes?

Piante commestibili all'Università di Exter
Piante commestibili all’Università di Exter

Ti parlo del progetto a Loughborough perché è quello più sviluppato. Ho appena iniziato a lavorare all’Università dell’Exeter e ho anche lavorato all’Università di Loughborogh per 4 anni. È un progetto a lunga scadenza, che amo particolarmente, perché mi interessano molto le stagioni e i cicli.

Lavoro molto con il cibo. Trovo che il cibo sia davvero politico, complessivo e fondamentale, ed è un modo interessante e avvincente per riportare le persone a contatto con la terra. Molto del mio lavoro sta nel chiedersi “Qual è la relazione con la terra?” E ovviamente si può vedere in una dimensione sola, se così si può dire, ed è quella di procacciarsi il cibo o trovare le risorse che si posso usare.

Ma in realtà, se guardiamo alle radici della maggior parte delle culture, queste vengono dall’agricoltura, è nella parola stessa. Vengono dal modo in cui ci relazioniamo con la terra e quanta abbondanza e generosità abbiamo da essa, se ci relazioniamo con lei in un modo che non la si sfrutti e impoverisca.

C’è un elemento di celebrazione in questo, un ringraziamento, un’approfondimento della conoscenza che vorrei portare in tutto il lavoro che faccio sul cibo. Non è solamente soddisfare una necessità. È tutto ciò che si riferisce a noi in termini del nostro rapporto con l’intero ecosistema, o Gaia, o come volete chiamare l’intero pianeta su cui viviamo, e poi rifletterci sopra.

biodiversità alberi transizione
Rito del wassailing a Exeter

Possiamo piantare un albero e poi andarcene, e abbiamo piantato un albero. Oppure possiamo piantare un albero e pensare a cosa significa in termini di ciò che puoi avere imparato sull’albero, di come è strutturato, e come funziona con gli altri elementi, e puoi trarre delle metafore da tutto ciò. Puoi anche guardare all’albero come qualcosa che ti connette con il tuo passato e ai tuoi antenati, e anche con il tuo futuro cosicché puoi mettere la tua immaginazione nel piantare l’albero.

Si tratta anche di cambiare il paesaggio per permettere alla biodiversità di svilupparsi, che è come dire che  – come dice il principio di John Muir – che tutto è collegato con tutto il resto ed è davvero fantastico, se lavori con la natura o con il cibo o con il giardinaggio e poi puoi sperimentare i cicli legati ad essi, è semplicemente un modo meraviglioso di attirare la gente nella ricchezza di ciò che vuol dire essere vivi, il significato più ampio di essere parte di una stagione, di un ciclo e di modelli più ampi.

Per me, questo è da dove storicamente deriva molta della nostra cultura, delle nostre canzoni e delle nostre storie e c’è stata una in interruzione con questo retaggio, dato che le persone si sono progressivamente staccate dalla terra e hanno perso questo legame. Il nostro legame con la terra a tuttoggi è principalmente uno solo – il nostro tempo libero. Guardiamo la natura e diciamo che è bella, ma in realtà ci sono molte altre possibilità di un rapporto attivo con le piante o gli alberi o i paesaggi, ed esserne parte.

Probabilmente aver aggiunto questo elemento aggiunge forza e potenziale per impegnarsi di più e in più modi con le comunità locali.

Cantare alberi da frutta arte e sostenibilità
Piantare Alberi da frutta all’Università di Loughborough

A Loughborough ho messo insieme queste cose, e ho tenuto una serie di performance. Col tempo abbiamo creato un percorso lungo un chilometro, di circa 160 alberi da frutto. L’idea è che diventi parte integrante della vita culturale del campus. È un percorso perché è più facile da comprendere per le persone. Il percorso diventa un luogo per camminare e discorrere, per rappresentazioni ed eventi stagionali, e possono riguardare la biodiversità, conoscere la natura nelle varie ore del giorno, fare feste e show musicali, e molti di questi eventi li curo o programmo direttamente io, così da riunire diversi tipi di persone.

Puoi partecipare a un evento che è una passeggiata sui pipistrelli. Ma poi unisco a questa un evento più creativo ed esplorativo e tu vieni e ti senti a tuo agio con l’ambiente e con le persone presenti, e cominci a fare qualcosa che non hai mai fatto prima e impari qualcosa riguardo a te stesso e allo stare con le altre persone, cose che non avresti mai imparato. Quindi c’è un progetto. Ho studiato design di permacultura, e questo ha un’influenza grandissima su come lo concepisco un progetto.

Cosa ci puoi dire riguardo altri lavori nel tuo portfolio?

Maschere con grano. Anne-Marie Culhane
Maschere con grano. Anne-Marie Culhane

Al momento sto lavorando ad un progetto in Lincolnshire che è finanziato dall’Arts Council Research, insieme ad un’altra artista di nome Ruth Levene, e riguarda l’arabilità su larga scala in agricoltura. Mi interessa davvero molto il grano e ho fatto una serie di maschere con il grano, C’è una storia lunghissima dietro a questo.

Scaturisce da un’esplorazione dei rituali legati al raccolto, alla celebrazione del seme e della continuazione del seme e dei cicli, che poi sono rappresentate da molte bambole e altri oggetti fatti di paglia. Ma io l’ho esplorato come un mezzo e ho iniziato a fare queste maschere che possono essere indossate per degli eventi o come manifestazione o in altre diverse situazioni.

Sono fatte per lo spettacolo. Poi, come per le bambole di granoturco, vengono usate una volta nello spettacolo, così che abbiano una vita come oggetti, e poi le rimetto per terra. Allora vengono distrutte, non vengono conservate come oggetti che abbiano un valore vero e proprio.

Manufatti di grano per performance - Anne-Marie Culhane
Manufatti di grano per performance – Anne-Marie Culhane

Oltre a questo, sto soggiornando in tre diverse fattorie in Lincolnshire che coltivano il terreno in tre modi estremamente differenti, proprio perché voglio afferrare a pieno da dove viene il cibo. La maggior parte del mio lavoro si concentra sulle colture urbane e sui giardini e orti comunali su piccola scala e connettere questi tipi di progetti.

Ma vorrei raggiungere direttamente l’altra estremità dello spettro, per cui sono andata ad esplorare le coltivazioni industriali per vedere davvero e comprendere cosa si prova ad essere in questi posti e pensare una risposta che abbia senso, che funzioni. Ma usando il grano come filo conduttore, le tre fattorie che coltivano il grano su tre diverse scale di grandezza. Ciò comporterà l’invitare la gente a recarsi nelle fattorie per avvicinarsi ai posti dove parte del cibo che mangia viene prodotto, ma ancora tutto in fase di sviluppo.

Sto anche facendo un soggiorno al momento con Tim Lenton alla Exeter University. È un professore che si occupa di Cambiamenti Climatici ed è nella Facoltà di Sistemi Terrestri. Stiamo esplorando come invitare le persone ad impegnarsi con i concetti che riguardano i sistemi terrestri. La scienza che studia i sistemi terrestri prende spunto dalla teoria di Gaia di James Lovelock e tramite il soggiorno controlliamo come le persone possono esplorare questi concetti in modi più sperimentali, per avvicinare i teorici del cambiamento climatico e gli attivisti e onorare diverse fonti di conoscenza.

Ciò che si percepisce da lui e da altri ricercatori è vera e propria frustrazione su come i messaggi vengono comunicati e tradotti in termini concreti.

Una delle cose più interessanti nel nuovo libro di Lucy Neal “Guadagnare tempo” è che sembra riunire tutte le persone che stanno lavorando in modo indipendente o che conoscono il lavoro degli altri solo marginalmente, non per forza come parte di un movimento, ma tutti guidati dall’idea dell’arte al servizio della crisi ecologica più ampia. Ti sei chiesta perché il libro di Lucy sia così importante e cosa succede quando si uniscono tutti questi elementi?

Playing for Time di Lucy Neal
Playing for Time di Lucy Neal

C’è una citazione molto carina di una persona di cui probabilmente hai sentito parlare, di nome Douglald Hine del Progetto Dark Mountain, un mio amico. Ha detto: “Se qualcuno mi chiedesse per quale causa sia sufficiente vivere in tempi bui, la risposta migliore che potrei dare è prendersi le proprie responsabilità. Non una responsabilità impossibile e insensata per il mondo in generale, ma una che sia specifica e pratica e magari diversa per ognuno di noi”.

Questo, si spera, è ciò che dice il libro di Lucy. Dalle persone con cui hai già parlato, probabilmente stai avendo una varietà di risposte diverse riguardo un desiderio comune di assumersi la responsabilità. È assolutamente importante che la gente lo faccia in maniera peculiare, piuttosto che copiare o seguire altre persone. Quando fai qualcosa, se lo fai davvero da solo, sarà sicuramente unico. C’è qualcosa nel suo libro che mostra un’eclettica gamma di modi per essere responsabili.

Così, per esempio, con il progetto in cui ero coinvolta chiamato Abundance (Abbondanza), abbiamo creato un manuale che si può scaricare da internet. Ci abbiamo impiegato due anni a scriverlo perché volevamo mettere in chiaro che non volevamo che questo fosse qualcosa che la gente dovesse copiare. Il tono nel quale è scritto e il linguaggio vogliono dire: “Questo è qualcosa che abbiamo studiato per noi in una particolare circostanza e per un particolare gruppo di persone”.
Se questo fosse il tuo progetto, sarebbe completamente diverso in base ai tuoi interessi e a che tipo di paesaggio ti piace, per cui prendi ciò che vuoi e fanne ciò che vuoi, questo è solo ciò che abbiamo imparato ed è messo a disposizione perché tu possa prendere ciò che ti serve, ma alla fine il progetto sarà plasmato da te. Come modello, spero che dia il tono di ciò in cui credo io, cioè che tutti possano rendersi responsabili ma dobbiamo essere fedeli a noi stessi per ciò che significa per noi.

Cosa pensi che l’Arte possa portare alla Transizione, e cosa porta la Transizione all’Arte?

Ogni cultura sviluppa l’arte in forme di celebrazione, per riflettere su ciò che accade. Non vogliamo certo avere una Città in Transizione che non festeggia nulla! Per creare celebrazioni che funzionino devi avere radici genuine, una connessione con un evento o una stagione o qualcosa che è successo. Deve essere curato nei dettagli, e per me tutto questo fa parte di una pratica artistica e creativa.

Ci potranno essere nuove canzoni e musiche che scaturiscono da come le persone lavoreranno insieme o dalle sfide che ne conseguono, questo genererà risposte creative, poesia. È parte integrante della cultura, Credo che un artista non possa immaginare di vivere senza nulla di tutto ciò, non ne varrebbe la pena.

Una delle cose che definisce la Transizione e il lavoro comunitario è il fatto che si tratta di riunire le persone in modi che non sono mai stati tentati prima. Credo che l’immagine che molte persone hanno di un artista sia quella di una persona che lavora da sola in una soffitta o in un campo con il suo cavalletto. Viene vista come una pratica solitaria, ma questo non è il tuo caso, vero?

The Stonehouse Seedstore, Plymouth
The Stonehouse Seedstore a Plymouth.

Ho avuto in passato un posto per lavorare, quando potevo permettermelo. Il mio lavoro si svolge su molti livelli. Come ho detto prima, quando un progetto si sta sviluppando si dedica molto tempo al pensare, riflettere, forse disegnare, scrivere, apprendere e ascoltare, Questo processo creativo per me deve essere fatto in solitudine. In realtà non è del tutto vero. Parte del processo si svolge in solitudine, parte invece viene dal dialogo con le persone con cui passo il mio tempo sul luogo di lavoro. Quando il progetto è più maturo, c’è una parte più collaborativa che coinvolge una comunità di persone, che può coinvolgere esperti in particolari aree del sapere, può coinvolgere anche altri artisti.

Non ho mai la sensazione che sto lavorando in modo solitario o che dia l’impressione che dica: “Questo è il mio punto di vista sul mondo”. In generale c’è una lista dei ringraziamenti che è lunga come il mio braccio alla fine di ogni progetto che faccio, perché è un processo collettivo e non si tratta di una persona che propone un’opinione o cose del genere. Questo è veramente importante per me.

I luoghi dove lavoro mi parlano, mi nutrono, mi chiamano in qualche modo. È una collaborazione con un posto particolare e al tempo stesso con le persone che ci vivono. L’idea è che si debba passare un sacco di tempo ad osservare e ascoltare. Nella permacultura idealmente ci vorrebbe almeno un anno, così si possono sentire i diversi ritmi del luogo e l’impatto delle persone che ci vivono e del cambiamento nel tempo, così come degli elementi.

Traduzione di Anna Motta
Fonte: https://www.transitionnetwork.org/blogs/rob-hopkins/2015-04/anne-marie-culhane-art-about-magic-and-its-about-change

Segui il progetto Anne-Marie Culhane Fruit Routes su https://fruitroutesloughborough.wordpress.com/

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Rob Hopkins è il co-fondatore di Transition Town Totnes e del Transition Network, un ente di beneficenza progettato per supportare le numerose iniziative di Transizione emergenti di tutto il mondo. Blogger professionista, autore di The Power of Just Doing Stuff e cura i tweets @robintransition. Ha scritto The Transition Handbook e The Transition Companion, e ha di recente concluso il suo dottorato di ricerca presso l'Università di Plymouth. Inoltre, ha ricevuto un dottorato onorario dall'Università di West of England. Egli è un Ashoka Fellow, un giardiniere appassionato, uno dei fondatori del New Lion Brewery a Totnes e il direttore di Atmos Totnes.

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