Ma di “Scala Mercalli” ai permacultori interessa un po’?

È stata annunciata la cancellazione in Rai del programma “Scala Mercalli”, che con contenuti scientifici e dati incontrovertibili, ha testimoniato l'impatto disastroso dell'attività economica neoliberista sulla biosfera e la imminente catastrofe verso cui andiamo incontro, a meno di non invertire la rotta immediatamente. Una nostra lettrice, colpita dal silenzio sui social da parte dei permacultori italiani, ci propone una riflessione da condividere e una petizione da firmare.

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Vorrei prendere spunto dallo scritto del Prof. Ferdinando Boero, docente di zoologia e scopritore di meduse (ha dedicato a Frank Zappa la medusa “Phialella zappai“e lui per ricambiare gli ha dedicato la canzone “Lonesome Cowboy Nando”) nonché scrittore – tra i suoi testi “Economia senza natura. La grande truffa“, che già dal titolo è un programma – in merito alla cancellazione per il 2017 della trasmissione “Scala Mercalli”.

Ho sentiro l’impulso di condividere con voi alcune riflessioni e cercare uno scambio di feedback sui mezzi che riteniamo validi per diffondere gli argomenti che immagino stiano a cuore a tutti coloro che si interessano di permacultura. Quanti hanno visto la trasmissione? Quanti sono disposti ad appoggiarla? Ho la percezione di due mondi lontani che mi piacerebbe si toccassero. Se poi la televisione non la si guarda, sul web ci sono le puntate già trasmesse, senza pubblicità, quando si vuole, come un audiolibro o un documentario.

Non voglio scagliare una pietra a favore della persona di Luca Mercalli, del suo Papillon e della sue caratteristiche personali di cui ha già scritto Aldo Grasso http://www.wired.it/attualita/ambiente/2015/03/17/mercalli-catastrofista-aldo-grasso-troppo-vecchio/, a me interessa capire se c’è, se ci può’ essere, un ponte – tra chi si occupa di permacultura e chi cerca di diffondere, anche con altri mezzi, anche convenzionali, tematiche quali: gestione sostenibile dell’acqua, il consumo di suolo, gli scenari climatici futuri, la desertificazione, la deforestazione, la perdita di biodiversità, il land grabbing, il picco di petrolio, i rifiuti, l’antropocene.

I contenuti delle varie puntate, gli ospiti di spessore, l’ampia bibliografia di approfondimento sono per tutti, per chi non ne sa niente e per chi pensa di sapere tutto, e intanto se ne parla. Cambia qualcosa se cinque persone imparano a chiudere i rubinetti mentre si lavano i denti? Per me sì, perché mentre strofinano – forse – iniziano a pensare al valore del gesto. Nell’edizione passata è stato dedicato molto spazio ai casi di successo, ai progetti concreti di cambiamento verso la sostenibilità, realizzati o in corso d’opera – viene citata la Permacultura http://www.scalamercalli.rai.it/dl/portali/site/news/ContentItem-4243cb80-540d-43fe-aa93-6234f30adb0a.html , se ne respira l’aria; le transition Town, l’agricoltura sinergica, la decrescita.

Io penso che quando si ha lo stesso obiettivo fare rete andando oltre le diversità nell’approccio o nel focus, sia molto permaculturale, cosa ne pensate? mi sbaglio?

Per chi vuole qui la petizione per rimandare in onda Scala Mercalli, clicca qui
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