Permacultura o Spermacultura?

Anche nella permacultura le donne sono messe in ombra e sottorappresentate? Un articolo che si concentra sulla seconda etica delle permacultura, la cura delle persone.

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Foto: Trina Moyles

Per Halena Seiferling, studentessa al master di scienze politiche alla Simon Fraser University, questa è una domanda generata non da fatti o statistiche, ma da uno dei principi più essenziali della permacultura: l’osservazione.

“Ho iniziato a interrogarmi su alcuni dei termini, tipicamente maschili, che stavano guidando la conversazione sulla sfida che comporta creare sistemi alimentari locali “, dice Seiferling. “Sembravano concentrarsi sul un approccio liberalista [ideologia che afferma la limitazione dei diritti dello Stato in nome dei diritti individuali] piuttosto che indirizzarsi verso l’ingiustizia sociale.”

Seiferling ha iniziato la sua formazione in permacultura quattro anni fa a Cuba, nell’isola che è stata riconosciuta a livello internazionale per essere sopravvissuta al crollo delle importazioni di petrolio (dopo la caduta dell’Unione Sovietica nel 1989), in parte grazie al disfacimento e alla diversificazione dell’agricoltura convenzionale, e anche istituzionalizzando la permacultura, un progetto di sistemi alimentari olistici e sostenibili finalizzati al raggiungimento della “cultura permanente”.

Nel maggio 2011, Seiferling è stata tra le dieci donne canadesi selezionate a partecipare al Corso di Progettazione di Permacultura (Permaculture Design Course – PDC) alla Antonio Nuñez Jímenez Foundation for Nature and Humanity (FANJ) di Sancti Spiritus. Insieme, le donne canadesi hanno collaborato con i permacultori cubani per progettare e trasformare una fattoria peri-urbana in un sistema di permacultura, integrando l’etica del trasformare i rifiuti in ricchezza e del massimizzare la biodiversità.
“I cubani sono rimasti sorpresi che il nostro gruppo fosse composto da sole donne”, ricorda Seiferling.

Ma il coordinatore canadese del programma, Ron Berezan, un progettista di permacultura e istruttore con The Urban Farmer a Powell River, BC, non era affatto sorpreso dallo squilibrio di genere nel programma di Seiferling.

Nella maggior parte dei corsi [di Progettazione di Permacultura] in cui ho insegnato e che ho organizzato, ci sono stati più studenti di sesso femminile rispetto agli studenti maschi. In realtà è sconcertante per me che non possiamo avere più uomini a seguire i corsi “, dice Berezan, che è stato docente di permacultura nel Canada occidentale e a Cuba per quasi 10 anni.

Ma perché quando gli uomini entrano nel flusso di questo movimento ne diventano poi quasi sempre leader? Certo, devo contare me stesso in mezzo a loro”, aggiunge.
È una domanda che sta cominciando ad affiorare con maggiore frequenza nelle menti e nelle azioni dei permacultori maschi e femmine e ugualmente tra i produttori di cibo nel Nord America: i sistemi e movimenti alimentari alternativi sono modellati e dominati dalla leadership degli uomini?

Trina Moyles donne permacultura

Bonita Ford è un’insegnante di Progettazione di Permacultura e co-fondatrice dell’Istituto di Permacultura nell’Ontario orientale. Ford è una donna di colore e dice che personalmente non si è sentita frenata nel compiere qualsivoglia esperienza nella sua carriera di permacultura a causa della sua identità.

Guardo attraverso la lente di sesso, etnia, e cultura in diverse aree della mia vita“, dice Ford, “E questo di recente è avvenuto nuovamente nella comunità di permacultura”.

Nel 2013, Ford ha frequentato un workshop per donne in permacultura organizzato dall’Istituto Omega a Rhinebeck, New York.

Ha ricordato un’attività che le ha fatto “aprire i [suoi] occhi”, quando i facilitatori hanno chiesto alle donne di rispondere a una serie di domande sul coinvolgimento delle donne e il contributo della permacultura nelle loro comunità votando con i piedi e facendo un passo avanti. Anche se lei aveva già “intuito”, Ford è stata sorpresa dai risultati visibili della attività.

“E ‘stato interessante vedere questa mini-raccolta di dati,” dice Ford. “Ha mostrato che, sì, le donne vengono fuori come docenti, le donne appaiono come autrici, ma meno degli uomini, e laddove ora le donne sono coinvolte più attivamente nel coinvolgimento generale di una comunità … non sono pagate per questo.”

“E’ un riflesso di ciò che vediamo storicamente nella società”, commenta Ford. “Le donne assumono ruoli importanti ma non compensati o riconosciuti [dalla società].”

Ford e altri permacultori sostengono che il contributo delle donne nella permacultura e nei movimenti sui sistemi alimentari locali è immenso, ma esse sono sottorappresentate nelle forme di diffusione e di riconoscimento, inclusi convegni e corsi, libri di testo, e on-line.

“I docenti di permacultura più acclarati sono quasi sempre uomini”, concorda Berezan, che getta uno sguardo indietro ai fondatori del movimento della permacultura che, dice, potrebbero essere descritti come ” i patriarchi della permacultura“.

Nel 1978, Bill Mollison e David Holmgren, due uomini australiani bianchi, sintetizzano varie sfaccettature dei principi esistenti dell’agricoltura sostenibile in quello che hanno definito “permacultura”.

Anche se viene descritta come un movimento decentralizzato, è facile, anche per un estraneo, sostenere che la leadership del maschio bianco continua a modellare la permacultura occidentale. Una semplice ricerca su Google immagini di “maestri di permacultura” mette in primo piano oltre il 50 per cento in più di maschi bianchi rispetto a donne, indigeni, o istruttori di minoranze visibili.

Tra le superstar più recenti della Permacultura si potrebbero citare Geoff Lawton, il guru del Greening the Desert food forestry, con Joel Salatin, un agricoltore familiare americano e sostenitore del cibo prodotto localmente.

Lawton ha recentemente lanciato un corso online di permacultura, sfidando il tradizionale corso di permacultura certificato di 14 giorni, che, secondo Berezan, ha attirato oltre 1.000 studenti. Sia Lawton sia Salatin hanno pubblicato libri, tenuto corsi, e sono relatori molto ricercati nelle conferenze di tutto il mondo. Si sono ben accreditati nel movimento alimentare del Nord America, e come alcuni sostengono, dominano la conversazione del movimento.

Spermacultura è un termine coniato da donne e persone “diverse” per citare i modi in cui i progetti di permacultura sono spesso dominati da bianchi, borghesi che [possono essere] diretti e prepotenti“, dice Nick Montgomery, un dottorando al corso di studi culturali della Queen’s University.

La ricerca di Montgomery indaga i modi in cui le persone stanno coltivando alternative all’ordine dominante di tipo etero-patriarcale, il capitalismo e il colonialismo, con un focus sulla permacultura e i movimenti sul cibo locale.

“Credo che oggi molte delle divisioni di genere nei movimenti alimentari riflettono i sistemi più ampi di oppressione”, dice Montgomery.

“Uomini bianchi, cis-gender, della media borghesia, eterosessuali, normodotati sono alcuni dei leader più visibili e ascoltati nel movimento sul cibo perché ci siamo socializzati per essere competitivi, individualisti, assertivi, e autorevoli. Tendiamo a parlare prima, più forte, e più a lungo, e stiamo spesso premiati e incoraggiati quando lo facciamo.”

Trina Moyles permacultura donne

Alcune donne che lavorano nei sistemi alimentari alternativi hanno scelto di tirarsi temporaneamente fuori dal movimento della permacultura nel Nord America. Angela Moran è stata una delle prime agricoltrici urbane a Victoria, B.C, e ha oltre 10 anni di esperienza nell’applicazione dei principi della permacultura alla coltivazione di cibo in città. Ammette che la maggior parte dei “big player” in permacultura sono uomini, e molti non sono mai andati a vedere la sua fattoria urbana.

“Io non sono stata invitata tanto ad insegnare nelle zone che vengono guidate da uomini”, dice Moran.

“Forse è solo perché ho da fare, forse pensano, ‘lei ha un bambino, lei ha una fattoria’ – Non so cosa sia, ma mi ha fatto guardare al movimento della permacultura da una prospettiva diversa e comprendere che cosa stia facendo davvero.”

Berezan descrive la permacultura come un ” movimento giovane ” che manca di auto-consapevolezza e senso critico su molti aspetti. Mentre Bill Mollison ha fondato e ha introdotto la permacultura come un movimento scientifico, l’attuale generazione di permacultori sta continuamente spingendo per l’inserimento nelle discussioni di dinamiche sociali, tra cui le dinamiche di genere.

“Se si tratta di cura della terra, di cura delle persone, e di condivisione del surplus, le dinamiche umane devono essere una parte di tutto ciò e l’analisi sociale deve esserne parte”, dice Berezan.

Nell’Ontario orientale, Ford accredita il recente lavoro di Karryn Olson-Ramanujan, una docente di Permacultura, progettista e co-fondatrice del Finger Lakes Permaculture Institute. Olson-Ramanujan ha pubblicato un articolo sulla rivista Permaculture Activist nell’agosto 2013 intitolato “A “Pattern Language” for Women in Permaculture.” L’articolo esplora i tipi di problemi che le donne devono affrontare nella comunità di permacultura e offre soluzioni pratiche per rendere la permacultura più accessibile alle donne.

“L’articolo di Karyn si concentra molto [sulle] alleanze, e le cose che gli uomini possono fare per cercare di dare più spazio alle donne nei loro corsi e nelle comunità”, dice Ford.

“L’articolo propone semplici modi per rendere la classe più accogliente – per preparare i docenti e la classe ad essere consapevoli della loro comunicazione, in particolare i docenti. Se c’è una donna nel gruppo, non interromperla; darle la parola.

“In una classe numerosa, essere in grado di vedere la parte frontale della stanza è importante”, spiega Ford. “Se le persone sono in piedi, gli uomini tendono a essere più in alto, e solo avere la cortesia e la consapevolezza di condividere lo spazio fa la differenza.”

Moran concorda sul fatto che la sfida dei ruoli di genere e la lotta per la sensibilità nella comunicazione svolge un ruolo fondamentale nel rendere la permacultura più accessibile alle donne e a gruppi diversi.

Riconosce gli sforzi degli istruttori di permacultura maschi nella sua comunità, che stanno via via diventando sempre più consapevoli del potere e del privilegio, e costruendo alleanze con le donne e gli altri diversi gruppi per una maggiore inclusione sociale nel movimento.

La permacultura ha tutte le soluzioni“, sottolinea Moran. “Dobbiamo solo fare in modo che essa entri nelle teste dei figli e delle figlie dei coloni che hanno creato il nostro sistema alimentare attuale”.

Tradotto da Simona Caracciolo

© 2015 Trina Moyles. Tradotto e pubblicato con il permesso dell’autore. Pubblicato la prima volta in inglese nel Briarpatch Magazine https://briarpatchmagazine.com/articles/view/permaculture-or-spermaculture

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Trina Moyles è una scrittrice e giornalista, e l'autore del libro di prossima uscita "Women Who Dig", una narrazione letteraria sulle esperienze delle donne che svolgono lavori agricoli in otto paesi diversi. Negli ultimi dieci anni, Moyles ha lavorato i progetti di creazione di comunità legati all'agricoltura sostenibile, pari opportunità e permacultura. Ha ottenuto il suo certificato in design di Permacultura a Cuba presso la Antonio Nunez Jimenez Foundation for Nature & Humanity, e ha condotto diversi progetti di permacultura interculturali in Sancti Spiritus, Cuba. Trina attualmente vive tra Canada settentrionale e sud-ovest dell'Uganda. In Uganda, sta lavorando con i giovani per creare orti sociali dimostrativi nelle scuole e nelle università. Per ulteriori informazioni sul suo libro, visita il sito: www.womenwhodig.com

2 COMMENTI

  1. “Bonita Ford è un insegnante di Progettazione di Permacultura e co-fondatore…
    Angela Moran è stata uno dei primi agricoltori urbani a Victoria…”
    Purtroppo le questioni di genere passano sottilmente anche dall’uso del linguaggio.
    Perché non “Bonita Ford è un’insegnante (con l’apostrofo!) e co-fondatrice”, oppure “Angela Moran è stata una delle prime agricoltrici …”?
    Sono certa che sia stata una svista nella traduzione, ma penso sia importante correggere 🙂
    Grazie!
    Martina

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