PERMACULTURA – MANUALE DI PROGETTAZIONE Capitolo 6 – Gli alberi e le loro transazioni energetiche

Il capitolo sesto del manuale di Mollison parla delle interazioni complesse che avvengono tra gli alberi e l´energia in entrata: radiazione, precipitazioni, e venti (o l´involucro gassoso della Terra)

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Bill Mollison manuale alberi
Capitolo 6 - Gli alberi e le loro transazioni energetiche

Estratto della traduzione italiana del sesto capitolo di Permaculture. A Designers’ Manual di Bill Mollison.

Ringraziamo Giuseppe Birardi e i ragazzi del MEDIPERlab per averci dato la possibilità di convidere questa preziosa risorsa.

Il progetto di traduzione del Manuale e questa campagna di crowdfunding sono rivolti a tutta la comunità italiana che, per passione o missione, si occupa di Permacultura.

Per contribuire alla campagna di crowfunding basta cliccare al link

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NB. Il testo qui presentato non è la versione definitiva, il libro è in corso di revisione.
Buona lettura

6.1 INTRODUZIONE

Questo capitolo parla delle interazioni complesse che avvengono tra gli alberi e l’energia in entrata: radiazione, precipitazioni, e venti (o l’involucro gassoso della Terra).

Queste transazioni energetiche tra gli alberi e il loro ambiente fisico sfuggono a misurazioni precise perché variano di ora in ora e in base alla composizione e l’età della foresta. Ciononostante siamo in grado di studiarne gli effetti in termini generali.

Ciò che spero di dimostrare è l’immenso valore che gli alberi hanno per la biosfera

Dobbiamo deplorare la rapacità di chi, per un effimero profitto, è disposto a distruggere intere foreste per produrre carta da giornale, imballaggi, o per altri scopi temporanei. Quando tagliamo gli alberi, dobbiamo pagarne il costo reale in termini siccità, perdita d’acqua e di nutrienti e salinizzazione del suolo. Questi costi non vengono fatti pagare da governi incuranti o corrotti, così la deforestazione ha impoverito ormai intere nazioni. Lo stesso processo si manifesta in maniera più moderna nel problema delle piogge acide, che non viene minimamente considerato tra le voci di costo per la produzione di energia elettrica o per il rifornimento dei veicoli a motore. Tutto ciò si va a incrementare a quell’inevitabile conto, che sta diventando così grande che nessuna nazione potrà pagare, infine, per la riabilitazione dai danni subiti.

Il mondo “capitalista”, quello “comunista”, e quello “in via di sviluppo” saranno tutti portati al collasso dalla perdita delle foreste. Tutte quelle sterili ideologie politiche o religiose, che non sanno aver cura della natura, portano nel loro grembo i semi dell’autodistruzione.

Non dobbiamo farci ingannare dalle propagande che promettono “per ogni albero tagliato, un albero piantato”

Barattare una piantina di 50 grammi per un gigante della foresta di 50-100 tonnellate è come offrire un topolino al posto di un elefante. In termini di valore energetico, nessuna riforestazione potrà mai sostituire una foresta antica. Nella silvicoltura “taglia e fuggi” praticata in Brasile e nei tropici dell’Oceania, persino questa politica di facciata viene omessa.

Sicuramente, piantare alberi può incrementare le precipitazioni locali, e aiutare a invertire gli effetti della salinizzazione dei suoli nelle zone aride. Ormai sia la letteratura scientifica che le ricerche sul campo attestano in modo evidente che il grande corpo della foresta si trova in uno stato attivo di transazione energetica con la totalità dell’ambiente. Per comprendere, è necessario innanzitutto affrontare alcune tematiche particolari, e poi provare a seguire il viaggio di un singolo temporale o di un flusso d’aria durante la sua interazione con la foresta.

Una foresta o un albero giovane non si comportano come le stesse entità in età più avanzata: in base all’età ed alla stagione possono diventare più o meno resistenti al gelo, al vento, o alla siccità, e tolleranti alla salinità o all’ombra. Ma prendiamo in considerazione un aspetto alla volta, e proviamo così ad osservare come funziona una foresta. Se da un lato questo approccio segmentato porta ad una comprensione più profonda, dall’altro non dobbiamo dimenticare che tutto è connesso: ogni fattore ha un suo effetto sulle altre parti del sistema.

Per quanto mi riguarda, non mi è possibile pensare la foresta come un assemblaggio di specie animali e vegetali, ma piuttosto come un corpo unico con cellule, organi e funzioni differenti.

Può esistere l’orchidea senza l’albero che la sostiene, o la vespa che la feconda? Può la foresta espandere i propri confini ed occupare le praterie senza il piccione che porta via le sue bacche per farle germinare altrove?

Gli alberi sono, per la terra, i sommi traduttori e moderatori dell’energia in entrata

Nella volta della foresta, e nelle sue chiome, le vaste energie della luce del sole, del vento e delle precipitazioni vengono modificate a favore della vita e della crescita. Gli alberi non solo creano i suoli, ma si occupano anche della loro conservazione, proteggendoli dall’impatto delle gocce di pioggia e dal disseccamento operato dal vento e dal sole. Se solo riuscissimo a comprendere tutto ciò che un albero fa per noi, e quanto sia benefico per la vita sulla Terra, non potremmo far a meno di rispettare tutti gli alberi come fossero fratelli e sorelle (in modo simile a quanto hanno fatto già molte popolazioni indigene).

In questo capitolo, spero di dimostrare come quel poco che sappiamo, ha in ultima analisi questo significato: senza alberi, non possiamo abitare la Terra. Senza alberi otteniamo rapidamente deserti e siccità, e la prova di tutto questo si trova già di fronte ai nostri occhi. Senza alberi, l’atmosfera altererà la sua composizione, ed i sistemi che supportano la vita falliranno.

biomassa albero bill mollison6.2 LA BIOMASSA DELL’ALBERO

In termini generali, un albero può essere definito come un insieme di tre differenti “zone di biomassa”. Queste sono: il tronco e la chioma (la parte visibile dell’albero); il detrito e l’humus (la parte di confine tra l’albero e la superficie del suolo); l’apparato radicale e gli organismi a esso associati (la parte sotterranea dell’albero).

Come tutti gli esseri viventi, un albero rilascia gradualmente la sua massa numerose volte sia nella terra che nell’aria, contribuendo così a creare buona parte del suolo nel quale si sviluppa. Sia la chioma che le radici muoiono, lasciando i propri resti nel terreno. L’albero vivente si trova, quindi, in una zona di decomposizione, in cui gran parte della materia viene trasportata o trasformata, rinasce o si reincarna in forma di erba, batteri, funghi, insetti, uccelli e mammiferi.

Molte di queste reincarnazioni vivono insieme all’albero, ed allo stesso tempo funzionano come parti di esso. Ogni volta che una ghiandaia, una nocciolaia o uno scoiattolo interrano una ghianda, stanno di fatto agendo per conto della quercia (solitamente ne recuperano solo l’80%, per via di una alquanto provvidenziale smemoratezza). Quando gli scoiattoli o i wallaby, guidati da un odore simile a quello dell’aglio, dissotterrano la columella dei funghi associati alle radici di un albero per nutrirsene, ne ingeriscono anche le spore, attivandole a livello enzimatico, e poi le espellono in prossimità degli apparati radicali di altri alberi, che vengono a loro volta dotati di questi efficaci traduttori di energia.

Le ife fungine associate alle radici interagiscono con acqua, suolo e atmosfera per produrre nutrienti cellulari a favore dell’albero. Miriadi di insetti si occupano della potatura estiva, decompongono le foglie in eccesso, ed attivano i batteri del suolo che hanno un ruolo fondamentale per i flussi di nutrienti diretti alle piante. La pioggia formata dalle deiezioni di questi insetti può avere un’importanza cruciale cruciale per la salute delle praterie e delle foreste.

Dove inizia la parte di questo assemblaggio che noi chiamiamo albero?

Qual è l’individuo completo, quale la parte? Sebbene ogni parte abbia anche un proprio nome, un aborigeno australiano potrebbe riferirsi a tutte insieme con lo stesso “skin name”, chiamando waru non solo il cespuglio, ma anche il fuoco che lo fa germinare e il marsupiale che se ne nutre. Gli hawaiani chiamano ogni parte della pianta del taro con un nome differente, a partire da nuovi germogli fino ai nodi e gli “ombelichi” fogliari.

Ci vuole un bel coraggio a pretendere di separare il corpo complessivo di un albero in minerale, pianta, animale, detrito e vita! Questa separazione è fatta solo per menti approssimative: un albero può essere veramente compreso solo nella sua entità totale che, come la nostra, si espande in tutte le cose. Gli animali sono i messaggeri degli alberi, e gli alberi gli orti degli animali. La vita dipende dalla vita. Tutte le forze, tutti gli elementi, tutte le forme di vita in verità fanno parte della stessa biomassa dell’albero.

albero permacultura bill mollisonUn albero di grandi dimensioni possiede da 10.000 a 100.000 punti di crescita, detti MERISTEMI, ognuno dei quali è capace di mutare individualmente. A differenza di quanto accade nei mammiferi, gli alberi producono i propri semi da una moltitudine di fiori. Ci sono sempre più prove che ogni ramo principale può essere considerato dal punto di vista genetico un vero e proprio “individuo”. Alcuni pioppi caducifoglie possono produrre anche un solo ramo sempreverde. In altri casi, un singolo ramo potrebbe produrre frutti apireni (privi di semi) o uno specifico tempo di maturazione, senza dimenticare che con innesti e talee siamo capaci di perpetuare queste caratteristiche isolate. Possiamo quindi considerare l’albero stesso come una raccolta di esemplari genetici compatibili, ognuno dotato di un insieme di caratteristiche permanenti che possono differire in base alla posizione sull’albero, e ognuna delle quali potrebbe reagire in maniera differente all’energia in entrata e ad altri stimoli. Proprio come gli esseri umani, gli alberi sono un amalgama di individui che cooperano tra di loro; alcuni di essi trovano posto nel corpo dell’albero, ma molti altri sono esseri indipendenti che vivono all’esterno.

Nonostante il poco che sappiamo a riguardo, gli alberi costituiscono la prova tangibile della complessa totalità di tutte le forme di vita.

Bill Mollison, Permacultura, Manuale di Progettazione (1988)

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Un orticoltore appassionato, ed un buon osservatore dall’infanzia, Giuseppe ha un carattere paziente, che gli permette di dedicarsi a discipline differenti con lo stesso entusiasmo. Ha svolto attività di ricerca presso la cattedra di Antropologia Culturale all’Università di Roma, e tenuto workshop di Interaction Design in Italia, Germania e Brasile. Ha lavorato come consulente di Project Development, musicista, guida turistica, educatore, terapista shiatsu. La Permacultura per lui è uno strumento ed una via di ricerca. Dopo aver frequentato il primo PDC con Rhamis Kent (PRI) ed essere entrato nel MEDIPERlab nel 2015, attualmente si occupa di coordinare il lavoro di traduzione di “Permaculture, A Designers’ Manual” di Bill Mollison.

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