La rivoluzione di Francesco e i grani autoctoni siciliani

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grani antichi siciliani
Foto di Edite, Il giro del cappero

“Se rinuncio al premio contributivo non sono obbligato a mettere un seme convenzionale che mi viene imposto”. Sono le parole con cui Francesco si presenta e ci accoglie nella sua campagna, a Gangi, nel cuore della Sicilia.

Lui è un altro costruttore di desideri, di quelli che stanno cambiando in silenzio e lentamente il paesaggio agrario siciliano.

Voglio spiegare meglio il discorso sui semi convenzionali, a gestire i quali sono le aziende multinazionali. Il seme di queste aziende è sempre e solo convenzionale e non è mai quello dei grani antichi del territorio locale.

Ciò che induce i contadini di tutta Italia a usare questi prodotti è il premio contributivo che attraverso una politica cieca e vuota supporta solo la monocultura delle multinazionali. Col premio, però, sei vincolato a queste ultime.

grano autoctono siciliano
Foto di Edite, Il giro del cappero

Del tuo terreno, quindi, sei un proprietario fittizio anche se hai un titolo di proprietà, perché nel momento in cui ricevi un premio sei vincolato a fare quello che ti dicono le aziende multinazionali, ossia usare i loro semi convenzionali, compresi i relativi prodotti chimici.

Le piante che ne derivano, infatti, sono legate alla chimica, anzi non possono vivere senza la chimica perchè sono di taglia bassa e non riescono, quindi, a difendersi naturalmente dalle erbacce. Ne deriva che il contadino, per aiutarle, deve diserbare e poi sostenerle con prodotti chimici, che vanno ad uccidere lentamente il terreno.

Sono aumentate le intolleranze alle farine, la celiachia e le allergie per questa ragione.
Dalle ricerche è emerso in modo inoppugnabile che i grani autoctoni hanno un glutine migliore, che non produce danni all’organismo.

Questi grani a taglia alta, poi, si difendono meglio e naturalmente dalle erbacce. Francesco ha eliminato tutti i prodotti chimici dalla sua azienda agricola. A essere precisi non usa nemmeno quelli “bio” che a lui risultano tossici, come il rame, che è un metallo, e lo zolfo. Si può fare.

pacciamatura sicilia
Foto di Edite, Il giro del cappero

E’ solo una questione di presa di coscienza e consapevolezza di quello che fai…”e di Amore con la A maiuscola” aggiunge il nostro amico.

“Nessuno lo vuole ammettere ma la nostra droga, quella vera, è il denaro” aggiunge Francesco, che non ha un sito, né un marchio e non fa neppure marketing, eppure lo iniziano a cercare da altre province. Non ha bisogno che lo chiamino in cinquanta.

La cosa essenziale nella sua vita è vivere, godendo semplicemente delle piccole cose. C’è una calma serafica nelle sue parole, che rilassa e dà serenità a chi lo ascolta.

Da piccolo andava a pascolare le mucche, a mietere il grano con la falce, a pesare le fave e l’avena nell’aia. Questo è stato il lavoro di suo padre ma anche la sua infanzia. Tutti, compreso il padre, facevano grani antichi nel territorio, poi l’arrivo del premio contributivo ne ha decretato l’abbandono.

Dall’anno scorso Francesco ha iniziato un’agricoltura organica rigenerativa su piccoli porzioni di suolo attraverso la semina su terreno, senza doverlo arare e con una semplice copertura organica sullo stesso. In questo modo non si va a disturbare tutta la rete alimentare che c’è nel suolo.

rigenerazione suolo
Foto di Edite, Il giro del cappero

Con l’aratura, invece, si va ad eliminare oltre il 50% di sostanza organica presente sul terreno, costituita da microelementi, funghi e batteri.

Entriamo nel suo orto sinergico. E’ fatto di filari di cumuli di materia organica prodotta da lui col compost e una copertura di lana o paglia. E’ sinergico perchè convivono una serie di piante diverse insieme.

La diversità è funzionale all’attrazione di insetti benefici all’orto

Il nasturzio, per esempio, attira gli insetti dei cavoli e Francesco, così, salva i cavoli, che appaiono splendidi. Galline, rospi e, tra poco, anatre sono i suoi compagni naturali per eliminare gli insetti e le larve che molestano piante e frutti del campo.

Con le coccinelle sta risolvendo il problema degli afidi, di cui sono ghiottissime. I lombrichi sono gli scavatori naturali che permettono con le loro gallerie alle radici di andare in profondità e pescare l’umidità di cui hanno bisogno. Questo è equilibrio creato con la diversità.

agricoltura rigenerativa
Foto di Edite, Il giro del cappero

La zappatura distruggerebbe in un sol colpo entrambi, equilibrio e diversità

Una ventina di ettari sono dedicati, ora, a quattro varietà di grano siciliano (Timilia, Perciasacchi, Castiglione e Nero delle Madonie), in barba al premio contributivo.

Quest’anno Francesco ha piantato circa cinquecento tra eucalyptus, querce e robinie

Ci vorranno anni per questo nuovo bosco e forse lui non ci sarà più. Pensare al futuro significa fare il gioco frenetico del sistema, per il quale ti devi preoccupare di cosa devi mangiare o fare domani.

“Io, però, li ho piantati per il presente, non per il futuro” ci spiega. Stiamo vivendo oggi e questo momento non possiamo viverlo domani.
Questa è la qualità di vita di Francesco.

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Da un anno Alessandro ed Edite vanno in giro con la loro Fiat 500 del '71. Lui è siciliano, lei lettone. Si sono sposati durante una tappa di questo viaggio, che li ha portati dall'isola di Linosa a Milano e, poi, di nuovo in Sicilia. Sono alla ricerca dei costruttori di desideri, che stanno rendendo migliore questa bellissima regione italiana. Raccontano le loro esperienze a modo loro, lui con le parole e lei con le sue foto. Sono interessati a storie di eroica normalità, ma anche a produzioni etiche, sostenibili e salutari per l’ambiente e le persone. A voi chiediamo di segnalarcele, scrivendo a info@ilgirodelcappero.it oppure inviando un messaggio alla pagina facebook il giro del cappero.

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