La Lavanda e i segreti nel cassetto

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lavanda sara elke carozzo
Foto di Sara Elke Carozzo

La Lavanda è una di quelle piante che tutti conoscono, anche quelli che proprio vivono in una metropoli, in centro, e pure lontano dai giardini. Questo perché il suo profumo ed il fatto che è facile coltivarla la rendono una pianta comunissima da trovare ovunque; e via immagini di campi viola e di paesetti della Provenza dove puoi trovare anche gli strofinacci al profumo di Lavanda. Ok, passiamo oltre, anche perché non è la vera essenza di Lavanda ciò che profuma buona parte dei souvenir per turisti.

Sarà per le saponette alla Lavanda o per la Colonia dall’identica profumazione, ma il mio immaginario l’associa alle vecchie signore

Sarà anche perché la prima pianta di cui ho memoria è quella che cresceva nel giardino di mia nonna; raccoglievamo bei mazzi dalle spighette viola da appendere a seccare. Poi pazientemente, quando era secca, ci si metteva a “sfiorarla”e a tagliare gli steli in piccoli pezzi (chiaramente però i fiori erano più ambiti perché non pungevano attraverso la stoffa), per poi riempire sacchettini di tutte le fogge e colori da mettere nei cassetti. Così tutte le volte che aprivo un cassetto, fosse quello delle mutande o quello delle magliette trovavo cuscinetti profumati e letterine d’amore (non so perché venissero conservate proprio nei cassetti, ma avete presente il prototipo di bigliettino strappato ad un quaderno con scritto qualcosa tipo “Mi piaci. Vuoi diventare la mia fidanzata?” e sotto le caselline da crocettare con scritto “Sì” e “No”? Quelle letterine).

lavanda perenne sara elke carozzoE’ un po’ come quando in Cime tempestose (fermatemi, sto per fare una citazione da Emily Brontë) Catherine dice che Heathcliff non le fa piacere più di quanto non le faccia piacere la compagnia di sé stessa, tanto lui è parte di lei; ecco per me la Lavanda negli armadi è una (delle poche) certezze nella vita, tanto che praticamente non ci faccio più caso, è scontato che si trovi fra i calzini; forse è una di quelle cose di cui ti rendi conto dell‘importanza solo quando le perdi.

Tra l’altro a me il profumo della Lavanda manco fa impazzire: una volta ho fatto una crema con l’olio essenziale di Lavanda, che, chiunque l’abbia provato può dirvelo, ha un aroma particolarmente intenso; l’ho data via. Mi hanno anche suggerito più volte di annusare l’olio essenziale per placare la nausea, ma chiaramente con me non può funzionare.

lavanda pollinatori sara elke carozzoAnche aggiunta nelle tisane fra l’altro, va dosata con attenzione perché il suo sapore copre tutti gli altri, io ne aggiungo un pizzico all’infuso di fiori di Tiglio, per conciliare il sonno.
Se la si mette a macerare per un mese nell’olio, si ottiene un oleolito dal potere cicatrizzante e purificante per la pelle; io di solito aggiungo anche Calendula e Camomilla per avere un olio adatto a praticamente qualsiasi problema della pelle.

Inoltre quando sono in campagna e non ho possibilità di lavarmi i denti una foglia di Salvia sfregata sui denti e qualche fiore di Lavanda masticato risolvono tutto.

Nonostante una certa avversione al profumo troppo forte, è una pianta a cui mi piace stare vicina, mi trasmette tranquillità, ed infatti è un’erba sedativa e antispasmodica. Ogni tanto mi ci siedo vicina e la guardo, la tocco, l’annuso, e lei mi insegna sempre qualcosa, anche solo a trovare cinque minuti di pace da passare insieme. Anche solo il banale “non si può essere in fiore tutto l’anno, e va bene così”. Insomma, con lei mi è facile e piacevole applicare il principio “osserva e interagisci”.

sara elke carozzo lavandaIl nome viene dal verbo latino lavare “bagnare, lavare, pulire” forse perché la si usava per profumare l’acqua, ma a me sembra che la Lavanda abbia anche la capacità di scrollare via lo sporco “sottile”.

Ho cercato in lungo e in largo riferimenti alla Lavanda nei testi classici, eppure in Grecia sembra non venisse usata, forse non essendo originaria del luogo, mentre si trovano alcuni riferimenti alla Lavandula stoechas. Nei trattati latini invece non si può individuale certamente dove si parli di Lavanda e dove di altre piante.

Per la Grecia me ne sono fatta una ragione, anche se sul vocabolario questo termine esiste, quindi qualche riferimento deve pur esserci, ma come è possibile che in ambito latino si trovino così poche citazioni? Non è proprio la pianta meno utile a cui riesco a pensare, né la meno bella, possibile che nessuno ne abbia scritto, tramandato un mito, possibile che il suo spirito sia rimasto ignorato quando tante alte erbe hanno trovato cantori appassionati?

sara elke carozzo lavanda spontaneaForse i canti della Lavanda sono andati persi nel corso della storia, e solo dal Medioevo in poi ha ritrovato una voce? Mistero, ma continuerò ad indagare (nel caso diventassi la Schliemann della Lavanda sarete i primi a saperlo).

Comunque, anche se dal passato remoto non mi vengono storie sulla Lavanda, fino a ieri era una delle erbe principali usate per l’acqua di S. Giovanni, da raccogliere nel suo giorno e conservare per proteggere i beni e le persone, tanto che viene anche chiamata Spighetta di S. Giovanni. Bisognava appenderne un mazzo sulla porta, di modo che le streghe prima di entrare avrebbero dovuto contare tutti i fiori, e così nel frattempo l’alba le avrebbe sorprese ancora fuori dalla casa.

Qui da noi in Liguria cresce spontanea e abbondante la Lavandula stoechas, dai fiori più grossi e dalla fioritura primaverile, ma se ci si allontana dal mare e ci si avvicina alle Alpi, si trova la piccola Lavanda spontanea Lavandula angustifolia, più piccola di quella da giardino.

Cresce in luoghi assolati, sassosi, secchi, e li allieta con il suo colore intensissimo, creando fuggevoli cuscini odorosi dove si sarebbe tentati di sdraiarsi per avere il letto più bello del mondo; questi sono per me i giardini degli Dei, non toccati da mani umane e dove le erbe sprigionano il loro massimo profumo e la loro più pura energia, le pianta il vento ed il loro annaffiatoio sono le nuvole.

lavanda montagna sara elke carozzoQuando salgo i monti e mi ci trovo immersa, il mio essere canta di gioia, è a casa. E quando torno a casa con un mazzo di questa Lavanda, cresciuta sulle cime ma che guarda il mare laggiù, mi sento grata, e affascinata, perché pur vivendo fra gli stenti lei non se ne cura proprio, anzi in terreni grassi non si troverebbe bene, non profumerebbe così tanto, le tempeste l’hanno temprata e le hanno aggiunto valore, ed infatti è proprio da questo tipo di pianta che si ricava l’olio essenziale più pregiato. E’ forte la Lavanda.

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La prima volta che ho sentito parlare di Permacultura è stato nel 2011: tramite l’agricoltura sinergica sono arrivata alla Tabacca, un progetto in permacultura sulle alture di Genova Voltri. Nel 2013 lascio gli studi di lettere classiche per iniziare a viaggiare in Italia e all’estero, e scoprire possibilità alternative al solito iter studio-lavoro-casa, tramite wwoofing, volontariato e soggiorni in comunità e realtà rurali. Intanto la collaborazione con la Tabacca diventa più stretta, e nel 2016 mi stabilisco per un periodo nelle vicinanze, collaborando con la comunità del luogo e seguendo un PDC. In tutti questi anni porto avanti l’amore e la curiosità per le piante spontanee e officinali, la loro storia ed il loro utilizzo; questo seme prezioso, trasmessomi da mia madre, viene innafiato con gli studi e la vicinanza quotidiana, crescendo con me. Fondamentale è stato anche il percorso svolto con vari gruppi di donne dalle quali ho preso e dato conoscenze, energia, ascolto, comprensione, amore. Questo insieme di cose mi ha portato ad interessarmi oltre che di permacultura, anche di vita comunitaria, autosostentamento e autoproduzione, botanica e storia della medicina naturale e ad un tipo di spiritualità che potrei definire “ecologica”. Le parole con cui immagino il mio futuro sono “comunità”, “autosostentamento”, “natura”, “amore”, “creatività”, “femminile”, “scrittura”.

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