Tecniche semplici per l’orto familiare. La mungitura degli ortaggi

In questo articolo, Primiana Leonardini Pieri ci parla della "mungitura", una tecnica di raccolta degli ortaggi da foglia, utile al prolungamento del loro ciclo vitale.

0
1894
La tecnica della mungitura degli ortaggi
La tecnica della mungitura degli ortaggi

La primavera è iniziata e molti di noi stanno preparando i loro orti al rinnovo stagionale.
Tra gli obiettivi degli orti familiari e dei piccoli orti, certamente sono importanti (per quanto non i soli) la massima valorizzazione della resa e la perennizzazione delle colture, cioè il prolungamento quanto più ampio possibile dei loro cicli vitali, in modo da poter risparmiare semente, piantine e trapianti.

La tecnica che illustrerò serve proprio questi obiettivi, e può essere utilizzata in qualsiasi tipo di orto: biointensivo, sinergico, a cassone, fino a colture di stampo più convenzionale.
Il metodo colturale (gestione del suolo, delle coperture, della salute, eccetera) è assolutamente ininfluente, poiché la tecnica in oggetto riguarda esclusivamente le modalità di raccolta e la permanenza della pianta in campo.
Le immagini illustrative sono state raccolte nella fattoria dove vivo e lavoro.

COSA SI INTENDE PER MUNGITURA

Per mungitura si intende una modalità di raccolta delle parti eduli di piante da foglia (bietole, cicorie, cardi, lattughe, cavolo nero, ecc.) tale da sollecitare una rapida rigenerazione delle stesse.

IN COSA CONSISTE LA MUNGITURA

Consiste nel raccogliere le foglie della pianta senza reciderla (e dover attendere prima del suo ricaccio o addirittura, come nel caso delle insalate, dover provvedere alla risemina e/o a nuovi trapianti), ma partendo dalle foglie basali e salvaguardandone il cuore centrale.

Tra i vantaggi troviamo: più rapida rigenerazione della pianta; rigenerazione analoga allo stato iniziale (spesso gli ortaggi da semplice ricaccio sono invece più piccoli e deboli rispetto allo stato iniziale); messa a disposizione di quantità contenute e continue di cibo, quasi indipendentemente dal ciclo vegetativo della pianta; possibilità di non disturbare la montata a seme, se lo si desidera.

COME SI FA LA MUNGITURA

Prendiamo ad esempio l’insalata, meno nota come pianta vocata a questa tecnica. È frequente aver voglia di un’insalata ma magari non avere ancora cespi ben sviluppati. Ecco che possiamo raccogliere qualche foglia basale da ogni piccolo cespo.

Vediamo in dettaglio:
Nella foto sotto abbiamo un’insalata davvero invitante….sarebbe un peccato reciderla, o almeno è quello che penso io. Vorrei che insalate così potessero offrirmi le loro tenere foglie il più a lungo possibile. E allora, possiamo mungerla un poco.
Facciamoci un po’ di spazio intorno per poter mungere delicatamente e con precisione.

Mungitura ortaggi permacultura
La tecnica della mungitura degli ortaggi

Andiamo a individuare il cuore centrale da salvaguardare e stacchiamo delicatamente le foglie basali:

mungitura2

mungitura3

mungitura4

Dovremo fare attenzione a lasciare pulita la zona di distacco, in modo che il fusto sia integro:

mungitura5

A questo punto, riposizioniamo la pianta, rincalziamo leggermente o riassettiamo la pacciamatura. Diamo un po’ d’acqua.
La nostra insalata sarà un poco più leggera, pronta a offrirci nuove foglie tenere in pochi giorni.

mungitura6

Durante i periodi estivi più caldi, per evitare l’appassimento delle foglie durante la mia permanenza nell’orto, preparo una ciotola con dell’acqua fresca, e lì metto le foglie via via che le raccolgo. Raccolgo un po’ di foglie da diversi tipi di insalate, in modo da ottenere la misticanza che più mi aggrada:

mungitura7
Immaginate quanto può essere preziosa questa semplice tecnica in una situazione come questa:

mungitura8

 

In questo caso, possibile in un qualsiasi balcone, la mungitura permette una raccolta scalare e sempre fresca di insalata, possibile per tutta la durata vegetativa della pianta.

Nel momento in cui la pianta inizia la montata a seme, potremo decidere se reciderla o lasciarla andare in fiore. Personalmente, lascio sempre un po’ di piante fiorire e andare a seme, ma ciascuno potrà decidere in base alle proprie esigenze e conoscenze.

Questo, come tanti altri piccoli e grandi accorgimenti, ho potuto conoscere attraverso la permacultura.

Non dobbiamo certo alla permacultura la loro invenzione, ma certamente la loro ri-scoperta, diffusione, e restituzione al sapere e al fare collettivo, all’interno di un intento e di una visione che è, appunto, il cuore della permacultura: un Sistema Olistico, Consapevole e Integrato, di Progettazione Responsabile, eticamente e strategicamente fondato, volto alla ridefinizione e soddisfazione congiunta dei bisogni umani e di quelli delle altre creature del pianeta, affinché i sistemi progettati siano in grado di sopravvivere nel tempo; un Sistema che trae continua ispirazione dall’osservazione, lo studio e l’imitazione dei sistemi naturali, e che promuove l’evoluzione di processi culturali in grado di sostenere e affiancare questo tipo di progettazioni, tenendo presente il proprio primo committente: la Terra.

Dal mio primo PDC, nel 2011, in cui ho potuto comprendere quanto la permacultura avrebbe potuto essermi utile nella progettazione della mia vita, ne ho potuto poi apprezzare la vivacità e “biodiversità” dei contributi più tecnici e strategici, piccoli e grandi, semplici e complessi.

Un’infinità di micro-accorgimenti, anche molto semplici, come quello qui descritto, hanno contribuito a rendere più facili, efficienti e sostenibili le mie attività.

A volte le cose semplici sono anche molto preziose.

Così, per quella magica cosa che chiamiamo “riverbero”, molti ospiti delle Macchie hanno potuto iniziare a pensare che anche sul loro balcone sarebbe stato possibile coltivare qualcosa da mangiare oltre ai soliti gerani, ridurre i propri rifiuti, risparmiare, coltivare reciprocità, diminuire la propria impronta ecologica.
Spero che anche grazie a questa rivista che ci ospita, sempre di più la permacultura possa dispiegare il suo potenziale, aiutando tutti noi a meglio sostenere questo momento così delicato della nostra vita nel pianeta.

Buona Vita e buone scoperte, piccole e grandi, a tutti noi!

Ti è piaciuto questo articolo? Se vuoi contribuire inviando il tuo articolo clicca qui

CONDIVIDI
Articolo precedenteUn approccio permaculturale all’istruzione
Articolo successivoConnettersi alla natura per fare permacultura
Primiana Leonardini Pieri, 1973, contadina e apprendista Permacultrice con l’Accademia Italiana di Permacultura. Si laurea in psicologia e si specializza in psicoterapia, esercita fino al 2012, ma non molla il contatto continuo e costante con la natura e i mondi che connettono (o disconnettono) la natura agli esseri umani, occupandosi di Attività e Terapie Assistite dagli Animali, Ortoterapia, Sciamanesimo, Etnopsichiatria, Agricoltura Naturale, Biologica e Biodinamica, Equitazione Naturale. Decide, nel 2005, di dare sempre più spazio a questo ambito d’esperienze, vende la sua casa e si trasferisce in campagna. Nel 2011 frequenta il suo primo Permaculture Designing Course e inizia a progettare la sua vita e la sua fattoria, Agricola Le Macchie, in mezzo alla Macchia Mediterranea Toscana. Qui oggi studia, pratica, vive e lavora insieme ad Alberto, suo compagno d’Amore e d’avventura, per rendere Le Macchie una fattoria sempre più autosufficiente, multifunzionale, policolturale e policulturale, fertile, viva, buona, per chi ci vive e per il Pianeta.

NESSUN COMMENTO