LEGNO, RI-ECONOMY E PERMACULTURA IN BRIANZA

In Brianza uno studio di interior design si ispira esplicitamente alla permacultura e alla Transizione. Qualcosa si muove anche in Italia. Imprenditoria e permacultura come possono andare a braccetto ?

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permacultura transizione brianza
Dario Brivio dello Studio Aiperon

I principi della permacultura e le linee guida della Transizione nella patria del “milanese imbruttito”?

Lo scultore e designer Dario Brivio gestisce insieme all’architetto Francesco Cazzaniga uno studio di interior design in Brianza, chiamato Studio Apeiron.

Negli ultimi due anni hanno trasformato la propria filosofia aziendale prendendo a riferimento la Transizione, le etiche e i principi della permacultura per diventare un’impresa che produce resilienza, usa più saggiamente le risorse, punta a un’appropriata localizzazione, ha obiettivi che vanno oltre al profitto ed è parte della comunità.

Ma come è andata? Come è stato convertito il modello di business di questa azienda in chiave permaculturale?

Nel 2014 Dario Brivio avvia una serie di collaborazioni con privati o enti come il Parco di Monza. Il legno di alberi caduti viene usato per creare sculture e arredi, lavorandolo sul posto, quando possibile, e interamente a mano.
Dopo queste esperienze, si decide di esplorare le potenzialità di questo modo di produrre, fino a creare una filiera locale per il legno.

Perché il legno? Come nei migliori design di permacultura, il processo è iniziato dall’osservazione: Dario e Francesco si sono chiesti quale elemento della loro attività produttiva fosse il meno sostenibile e il più dipendente dai combustibili fossili e si sono resi conto che il punto chiave erano le materie prime, e in particolare il legno, protagonista delle creazioni di Studio Apeiron. L’energia consumata è già stata spostata verso fonti rinnovabili e certificate.

La filiera

Come funziona la filiera del legno a km0? Grazie alla collaborazione con un agronomo, vengono recuperati gli alberi abbattuti da imprese boschive certificate in parchi protetti o privati della Brianza. Si tratta di alberi caduti per intemperie, abbattuti perché malati o perché specie esotiche. I tronchi vengono poi tagliati e stagionati da una segheria. Una volta pronti, vengono lavorati. Le finiture sono naturali: olio e cera d’api, oppure vernici naturali.

filiera permacultura brianzaGli scarti di lavorazione vengono utilizzati per produrre oggetti di piccole dimensioni oppure, se non utilizzabili, per il riscaldamento degli ambienti di lavoro.

A ogni tavola di legno è associato un codice che permette di controllare su Google Maps tutti i passaggi di lavorazione, dall’albero al prodotto finito. Grazie a questa tracciatura, è possibile calcolare quanta CO2 viene emessa per il trasporto e le diverse fasi di lavorazione.

Lo Studio ha deciso di compensare il proprio impatto grazie alla collaborazione con l’Associazione Selva Urbana, che pianta alberi in zone urbane. In questo modo non solo si compensa la CO2, ma si creano aree verdi in zone urbane marginali o da riqualificare, con tutti i vantaggi che questo comporta.

Lo “spirito Transizionista”

L’approccio della Transizione (testa, cuore e mani) è stato il fil rouge nella creazione della filiera, che è solo un tassello di un processo molto più ampio, del quale fanno parte i cittadini, gli attori economici e istituzionali del territorio. Studio Apeiron è già attivo da diverso tempo sul territorio con eventi culturali e divulgativi sulla permacultura e sulla la Transizione  e la Rieconomy, ma la creazione della filiera è stata l’occasione per coinvolgere anche attori che a volte risulta difficile portare in un percorso di questo genere. Il 10 novembre 2016 Studio Apeiron ha organizzato l’evento “B-Local: idee per il futuro dell’economia in Brianza”, a cui hanno partecipato rappresentanti di aziende, banche, amministrazioni comunali e associazioni.

world cafe brianza
Martina Francesca durante il World Café di B-Local: idee per il futuro dell’economia in Brianza

In questa occasione, le persone presenti hanno immaginato un’economia resiliente in Brianza, quali potrebbero essere opportunità e ostacoli, oltre a esplorare idee e proposte per i prossimi passi da compiere assieme. Nella facilitazione dell’evento abbiamo utilizzato il World Café, una metodologia in cui conversazioni significative e creative avvengono in piccoli gruppi. Tra le idee emerse spicca il desiderio di fare rete e valorizzare le risorse del territorio, creando una filiera più estesa che può diventare un’opportunità per l’economia locale.

Ma anche i prossimi passi vedranno il coinvolgimento locale in stile “transizionista”. A marzo verrà piantumato il primo bosco urbano a Sovico per la compensazione della CO2 emessa per la produzione delle prime tavole di legno a km0 in uno spazio pubblico che sarà progettato con la partecipazione dei cittadini e dell’amministrazione.

Sognare in grande

È entusiasmante pensare come questo progetto potrà espandersi: il sogno è che la filiera locale del legno sia la scintilla che faccia nascere molte altre filiere collegate, o che possa mettere insieme quelle che già ci sono, crendo così una rete economica resiliente, sostenibile, anzi rigenerativa, per l’ambiente e la società in Brianza.

Per esempio, uno dei sogni di Studio Apeiron è piantumare alberi da frutta che non solo compensino le emissioni di CO2 (che dovranno essere sempre meno!), ma possano dare impulso alla produzione di cibo in aree altrimenti destinate, prima o poi, alla cementificazione e –perché no?- stimolare la nascita di fattorie urbane.

studio aiperon rieconomy
Un altro sogno è rendere disponibile i prodotti a km0 a chi abita distante: Studio Apeiron si occuperebbe della progettazione e di trovare un artigiano che lo realizza vicino al cliente, utilizzando legni della zona.
Insomma, c’è da rimboccarsi le maniche!

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