Vivere senza soldi: il manifesto di Mark Boyle

Mark Boyle ha vissuto per più di tre anni senza soldi in prosperità. In questo articolo descrive come possiamo liberarci dalla “bestia famelica” conosciuta anche come Economia.

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Rivista permaculturaI giornali, i programmi di attualità e i bollettini dell’opposizione parlamentare britannica dicono tutti la stessa cosa: l’economia va all’inferno, e le cose possono solo peggiorare. Non vendere casa, continua a fare shopping e metti al sicuro il tuo oro. Boom e bancarotta: ecco l’economia, pura follia. Ma qui è dove sta il trucco – coloro che raccontano la storia dei tempi attuali, onorevoli giornalisti e politici, stanno fondendo la parola ‘economia’ con la parola ‘finanza’ da così tanto tempo che per loro esiste un solo modello economico: l’economia monetaria. Se potessero distogliere lo sguardo dal grafico dell’indice FTSE100 per più di cinque secondi, forse noterebbero che esistono altri altri modelli di economia (domestica, del dono), in piena espansione. Inoltre, troverebbero un modello in cui il concetto di prosperità non significa necessariamente distruzione e alienazione, dove la ricchezza è qualcosa di assolutamente incommensurabile, e dove a ogni boom non segue inevitabilmente alcun crollo.

Il mito prodotto sul danaro, alimentato dalla subdola propaganda che pervade i nostri media, ha una presa così potente sulle nostri menti che noi tutti lo crediamo indispensabile: non potremmo farne a meno. Se osserviamo il modo in cui viviamo oggi, sembrerebbe che per noi sia più facile vivere senza aria pulita, senza acqua fresca e senza terreno fertile che senza soldi. Eppure l’idea che per vivere  abbiamo bisogno di una cosa astratta come il denaro è un’assurdità. Solo un popolo di disperati e e di esseri scollegati dalla rete della vita può pensarlo. Se facessimo più spesso una passeggiata nei boschi, o dessimo uno sguardo alla subculture umane morenti nelle nostre periferie, ricorderemmo all’istante che ci sono infiniti modi per vivere una vita felice, sana e piena di significato – senza denaro.

Mandare i soldi in fumo?

Pensaci, abbiamo un rapporto intimo col denaro, quasi morale. Immagina una ragazza che appicchi il fuoco a una pila di banconote attorniata di ramoscelli. Comincia dal basso pian pianino fino a mandare in fumo tutto quanto. Per cosa saresti più indignato: la combustione dei ramoscelli che da vivi ci hanno dato ossigeno, riparo, ombra, medicina, struttura del suolo, azoto per la terra e cibo per i nostri piatti o il contante, un materiale con meno valore intrinseco di un pezzo di corteccia di betulla? La mia esperienza mi dice che la seconda ipotesi è più probabile; di solito brucio del denaro all’inizio dei miei discorsi e ti lascio immaginare la reazione degli astanti.

Economia del dono in permacultura
Il manifesto per vivere senza soldi di Mark Boyle

Ma perché? L’unica vera distinzione tra le banconote di carta e i rami è che le prime recano un simbolo. Qualcuno potrebbe giustamente esclamare: “Ma con quei soldi che hai appena bruciato avresti potuto comprare le medicine per un orfano iracheno o cibo per un senza tetto!” In questa strana società in cui viviamo, hai ragione e io spesso appaio al pubblico come un impertinente perché lo privo di qualcosa che tutti consideriamo vitale. Ma proprio questo il mio punto – per via di un piccolo simbolo di connotazione Smithiana o Darwiniana (e questi simboli vengono scelti con cura per rinforzare le narrazioni del nostro tempo), la gente o vive nel lusso o muore di fame; le foreste o sono rigogliose o sono rase al suolo; e gli oceani o sono pieni di vita o inquinati e ultra sfruttati. Per ragioni che sono ormai obsolete, è questo il potere che abbiamo concesso al denaro nella storia dell’uomo.

La buona notizia è che partecipare ad un’economia senza denaro non è mai stato così facile.

Questa visione delirante del mondo non è nata per caso. Come Charles Eisenstein nota nella sua opera Sacred Economics, affinchè il PIL cresca occorre convertire ancora un altro elemento dei nostri beni comuni sociali, ecologici, culturali e spirituali in denaro. In altre parole, occorre prendere qualcosa che prima facevamo da soli, convertirlo in danaro e rivenderlo a noi stessi. Cura dei bambini, produzione alimentare, musica. Il risultato sarà il cosiddetto ‘strip-mining’ (erosione selvaggia) delle nostre comunità, la nostra terra, e il nostro senso della relazione con il mondo. Ci ritroveremo in una situazione in cui per la bestia famelica nota come sistema economico, sarà più vantaggioso a pagare i nostri genitori per portarci la colazione a letto, ovviamente fatta con cibo industriale pesantemente processato e acquistato in un supermercato. La crescita è l’unico imperativo; il fatto che essa potrebbe distruggere i nostri rapporti con la nostra famiglia e il nostro senso di appartenenza a un luogo sembra essere di secondaria importanza.

La favola del danaro è fuori corso

Il denaro è una narrazione, e spunta ovunque nel cammino della nostra vita. Le storie sono cruciali per il tessuto sociale, per questo sono scelte con cura e ci vengono raccontate ad arte. Può darsi che la storia del denaro sia stata utile fino a un certo punto della nostra evoluzione, ma dato che un passo avanti rispetto alle tecnologie in uso diciottomila anni fa in fin dei conti lo abbiamo fatto, perché non scegliere consapevolmente quali storie abbiano ancora un senso, valutando se ci aiutino ad affrontare le sfide incombenti invece di fregarcene e tirare avanti come al solito. Noi tutti abbiamo il potere di scegliere e progettare un modello economico che risponda alle nostre esigenze, quindi perché non sceglierne uno che crei resilienza, che ci metta in connessione coi nostri luoghi di vita, e che ci permetta di vivere un’esistenza significativa, colma di ciò che amiamo fare con passione, invece di una che fa l’esatto opposto?

La Free Economy

La buona notizia è che partecipare ad un’economia senza denaro non è mai stato così facile. Mentre l’economia monetaria ha continuato la sua discesa, il vuoto è stato riempito con nuove filosofie e soluzioni pratiche che le incarnano. Se hai bisogno di un divano nuovo, utilizza Freecycle e Freegle. Se hai bisogno di una mano per il tuo impianto idraulico o per aggiustare i freni della tua bici, o prendere in prestito gli attrezzi necessari per il fai-da-te non devi far altro che sfogliare le pagine gialle dell’economia del dono che si chiama Freeconomy. Se vuoi mangiare senza spendere soldi puoi utilizzare Landshare o andare a raccogliere cibo nei boschi. Se hai bisogno di un alloggio mentre sei in viaggio e desideri incontrare la gente del posto invece delle fredde pareti impersonali di un hotel, poi andare su couch-surfing o utilizzare warmshowers, a seconda del mezzo di trasporto che utilizzi. Personalmente, io preferisco andare a piedi nudi, non solo perché si rallenta e ti costringe a prendere coscienza di tutto ciò che c’è intorno a te, ma anche perché “la terra si diletta a sentire i vostri piedi nudi e i venti desiderano intensamente giocare con i vostri capelli” (Khalil Gibran). Magari per te l’ideale potrebbe essere viaggiare in bicicletta o in autostop o il lift-sharing. Non c’é niente di giusto o sbagliato. La chiave è cominciare a prendere queste misure in modo pratico e nel breve termine, ma con abbastanza impegno da dare una risposta adeguata alle grandi questioni ecologiche e sociali del nostro tempo.

I poli dell’Economia del Dono, e quelli che ho citato sopra sono soltanto una frazione, hanno già milioni di iscritti. Nonostante il fatto che non siano visti come una vera e propria alternativa ai sistemi monetari da parte di coloro che sono abbagliati dallo scintillio delle monete, costituiscono già un passo avanti. Freeconomy, il sistema economico alternativo che ho fondato nel 2007, sta fiorendo in paesi come la Grecia, il Portogallo e l’Irlanda, paesi in cui la moneta nazionale è diventato una risorsa scarsa, quasi come un politico onesto!

Oggigiorno, ci sono mille modi per de-monetizzare ogni aspetto della tua vita, a qualsiasi livello. In questo modo, non solo ridurrai drasticamente la tua impronta ecologica, ma potrai anche riscoprire quel senso di interdipendenza con il resto della tua comunità locale e connessione con la terra che hai sotto i piedi; in altre parole, il denaro è riuscito a sostituire questi rapporti, e questo è esattamente ciò che riscoprirai.

Strategie di transizione

Una delle sfide future della economia del dono è passare dalla sua dipendenza da Internet a modelli più ‘off-line‘, e credo che questo processo sia già iniziato. Ho fondato Freeconomy nella speranza che, a causa della sua dipendenza da internet, diventi obsoleto nel giro di dieci anni. Mentre la data della sua gloriosa scomparsa sembra troppo ottimistica, l’economia del dono sta compiendo la sua transizione, cercando di essere meno presente sul web e più presente nell’interazione umana face-to-face. I gruppi web di Freeconomy si stanno trasformando in circoli del dono off-line. Invece di utilizzare ReaditSwapit (.co.uk), stiamo fondando un club di book-sharing per il nostro quartiere. Freecycle e Freegle possono diventare Free Shop e Street Freecycling. Il modello economico che scegliamo dovrebbe avvicinarci, non renderci più distanti.

Freeconomy transizione e cambiamenti di vita
Copertina originale di Moneless Manifesto di mark Boyle

Sia la Terra che l’Umanità attendono da lungo tempo un periodo di pausa, tuttavia, per via del nastro trasportatore della civiltà industrializzata sono entrambe oberate di lavoro. Pertanto queste versioni web-based dell’economia del dono, alcune delle quali ancora si basano sugli esuberi della civiltà industriale, sono ancora di vitale importanza, a patto che le vediamo come strategie di transizione, come meccanismi che ci permettono di passare al più presto a una dimensione più umana. Per un periodo, ho creduto che ci fosse un’ipocrisia di fondo nell’agire in questa maniera. Ma ora sento che abbiamo bisogno di usare tutto ciò che abbiamo a portata di mano per non creare danno ulteriore.

L’economia del dono

La sfida dei vari movimenti non monetari, o più precisamente, la sfida per quelli che come noi stanno cominciando a partecipare attivamente all’economia del dono è la transizione da una mentalità basata sullo scambio a una basata sulla donazione incondizionata. Come l’antropologo David Graeber sottolinea, il baratto – nelle sue forme più formali, precise ed immediate – crea condizioni di disfacimento del tessuto sociale simili quelle del denaro. Al contrario, la pratica del dare senza alcuna considerazione di ciò che si possa un giorno riceve in cambio, deve essere l’aspirazione di ogni persona che si senta vivere in sintonia con il resto della natura. La nostra vita è cominciata con un dono, il latte materno. Le more che sei andato a raccogliere non ti hanno mai chiesto cosa avevi da offrire in cambio, né il ruscello quando sei andato a bere l’acqua. L’albero non ci invia una fattura per l’ossigeno che fornisce, e neanche quando lo carichiamo di azoto facendo pipì ai suoi piedi. E continuando a ragionare per assurdo, la mano non si fa pagare quando ti gratti il viso, o il tuo pene o clitoride non hanno alcun legame retribuito con il cervello per l’esperienza di un orgasmo.

Una volta compresa l’interconnessione e l’interdipendenza di tutto il ciclo della vita, chiedere danaro agli altri per quello che tu metti a disposizione al mondo diventa assurdo. Non c’è altra altra ragione di aiutare un altro essere umano che il fatto che ha bisogno di aiuto. Allo stesso modo le nostre vite dipendono dallo stato di salute della Terra.

Guardiamo il mondo di oggi attraverso una lente chiamata ‘Quanto posso avere?’ Ma di fronte a te hai un intera gamma di lenti tra cui scegliere. C’è una lente tutta impolverata chiamata ‘Quanto posso dare?’ Accanto ad essa ce n’è una chiamata ‘Come posso condividere i miei doni al meglio per il bene di tutta la vita?’ e un’altra con un’etichetta che recita:’Quante persone posso far sorridere oggi?’ Immagina un mondo in cui la nostra ragion d’essere sia far sorridere altre persone dal momento in cui ci svegliamo la mattina. Questo è il tipo di mondo in cui voglio vivere.”

Mark Boyle ha vissuto senza denaro per quasi tre anni. Il suo libro, The Moneyless Manifesto, è pubblicato da Permanent Publications sotto licenza Creative Commons. Naturalmente, è disponibile una versione online gratuita del libro anche da: www.moneylessmanifesto.org

Tradotto da Marco Matera
Fonte: http://www.permaculture.co.uk/articles/moneyless-manifesto
L’articolo originale è stato pubblicato su Permaculture Magazine issue 74 (Inverno 2012)

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