Usare il conflitto per evolversi

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Sembra una contraddizione, eppure in Italia i conflitti fra i permacultori non mancano.

È successo anche nella redazione di P&T.

Vuol dire che noi “eco-alternativi” siamo tutto fumo e niente arrosto?

Solo se pensiamo di essere migliori degli altri, che abbiamo superato certe “bassezze” e ora possiamo andare a testa alta verso l’azzurro ciel dell’avvenire, ovviamente non inquinato.
Oppure possiamo comprendere che fra noi che sogniamo un mondo migliore, i conflitti non sono un corpo estraneo, da rimuovere. Sono parte del viaggio in cui si siamo imbarcati.
Il conflitto non si può eliminare del tutto, ma si può usare, questo sì, USARE, per crescere. Forse è questo che ci può distinguere dal grande mondo inquinato là fuori.

Quando inciampiamo, cadiamo, precipitiamo nei vecchi schemi di competizione, conflitto e segregazione, il dolore è lancinante in misura pari al nostro desiderio di evolverci. Ci guardiamo allo specchio e ci chiediamo: “Ma allora mi stavo illudendo?” Il dubbio ci assale. Il dubbio di non essere all’altezza del mondo che sogniamo.

Perché succede?

Soprattutto perché siamo esseri umani in evoluzione. Ed evolversi significa andare oltre ciò che ci viene istintivo quando abbiamo paura, forzarci a non assecondare quell’istinto.

Per alcuni è spontaneo chiudersi a riccio, per altri gridare; c’è chi mette in discussione se stesso, i propri rapporti, le proprie idee, c’è chi vuole dare fuoco al mondo intero, se le cose non vanno come vorrebbe.

Dalle nostre ombre emergono i conflitti.

Alcuni pensano che questo sia orribile, altri che sia umano. Alcuni non reggono il fardello, altri si rinforzano per portarlo.
Sapete cosa penso? Che costruire un nuovo paradigma non passa per la eliminazione dei conflitti, ma per la loro loro risoluzione.

Risolvere i conflitti comporta affrontarli. Affrontarli significa prima di tutto attraversarli, e sobbarcarsi la fatica, il dolore di conviverci fino a quando non si sono risolti.

Ma in che modo? Esiste una chiave, un parametro oggettivo che ci dica che è stato compiuto un percorso evolutivo e che non abbiamo semplicemente aggirato l’ostacolo, ignorato il conflitto, allontanato da noi questo peso?
Sì.

Quel parametro è duplice:
1. includere
2. trascendere

Includere

Includere vuol dire che non dopo un conflitto non cancelliamo quanto fatto, ciò che siamo stati, il nostro passato, i nostri rapporti precedenti, ma al contrario portiamo tutto questo dentro ciò che stiamo diventando, perché sia disponibile in futuro per un buon fine. Lo trasformiamo in una risorsa, non in una cicatrice.

Trascendere

Trascendere vuol dire che andiamo avanti. Ma in che direzione? Verso una sempre maggiore apertura a diverse prospettive, ad altri modi di vedere il mondo. Non ci chiudiamo, ci apriamo di più. Non ci irrigidiamo, diventiamo più morbidi. Non rifiutiamo, accogliamo.

Dopo un momento di confronto in cui sono emerse alcune visioni che dovevano emergere, i cofondatori di Permacultura & Transizione Marco Matera e Flavio Troisi prendono strade leggermente diverse (trascendono), ma lo fanno senza cedere alla tentazione di escludere (che li aveva sfiorati).

Ci siamo detti che il modo migliore di procedere è che l’uno includa l’altro e l’altro includa l’uno, quando possibile, per continuare quanto di buono abbiamo realizzato insieme, e siete in tanti a dirci che qualcosa abbiamo fatto.

Per questo P&T ha da poco inviato ai suoi iscritti una newsletter in cui promuove gli articoli che Flavio scrive sul suo blog intorno ai temi a noi cari – e lo rifarà – e per questo ora Flavio sta scrivendo questo editoriale per P&T – e altro in futuro scriverà per caldeggiare gli obiettivi di divulgazione della permacultura tipici di P&T, che condivide.

È un modo diverso di procedere, che si sforza di includere e trascendere, per evolverci, coniugando le nostre visioni del mondo. Ma anche di continuare il dialogo avviato con chi ci legge offrendo il doppio in termini di informazione e approfondimento.

Ma in che modo? Be’, per ora:

1. mettendoci la faccia e perdendola un po’
2. mostrando le nostre debolezze, la conflittualità e che siamo vulnerabili
3. per alcuni rendendosi meno credibili.

Un prezzo decisamente accettabile, se decidiamo di trarre una lezione da questa esperienza, da mettere in comune con tutti voi: i conflitti non possono essere sempre evitati, ma si possono usare per creare qualcosa di più, di meglio. È difficile, ma più che una passeggiata l’evoluzione è una arrampicata.

Flavio Troisi

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