La verità nascosta dietro la permacultura

E se la permacultura fosse solo un'altra strategia dei potenti? Una inchiesta esclusiva che farà parlare a caso.

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Il volume “Permaculture. A Designers’ Manual” può essere a buon diritto considerato la Bibbia del progettista in permacultura. Il co-creatore della permacultura, Bill Mollison, ha stipato nelle oltre 570 pagine di questo tomo ponderoso una panoramica completa di ciò che occorre sapere per coltivare e vivere in sintonia con la natura.
Ma chi si è preso la briga di leggerselo sul serio? Un libro del genere sembra fatto apposta per respingere. Troppo lungo, troppo impegnativo. E se non fosse un caso?

La permacultura è per i ricchi?

Permacultore ridotto in povertà chiede di fare una colletta per comprare i libri di Bill Mollison.
Studente di permacultura ridotto in povertà chiede di fare una colletta per comprare i libri di Bill Mollison.

Tanto per cominciare, il volume, edito da una casa editrice di proprietà di Mollison (ma guarda un po’…), costa più di 200 euro, se lo si acquista su Amazon.it. Andate pure a controllare. Altrove non lo si trova per non meno di 150. Stiamo parlando di un esborso che non può essere alla portata di tutti. Dunque, come si giustifica un prezzo simile? Forse a qualcuno fa comodo che la permacultura sia riservata ai ricchi?

Siamo nel 2016. Sappiamo tutti che ormai Mollison deve essere per forza rientrato da tempo delle spese sostenute per dare alle stampe questo volume nel lontano 1988. La domanda quindi è: “Che vuole ancora?!”

Permacultura libera con Permanonymous

Lo abbiamo chiesto a un portavoce di Permanonymous, la nota organizzazione di pirati della permacultura che condivide illegalmente a questo indirizzo i principali testi di permacultura.

Queste le sue riflessioni: “Si tratta chiaramente di una speculazione con risvolti politici. Se io avrei scritto un libro darei il permesso di scaricarlo gratuitamente a tutti e pure ai loro amici. Compratelo, rubatelo, scaricatelo, basta che lo leggete! Cultura libera.

“Come vi ponete di fronte al fatto che il libro è scritto in inglese e non è mai stato tradotto in Italiano?”

“Un’altra mossa per tenere il popolo nell’ignoranza. Ma la gente deve sapere.”

Parole che mi hanno dato da riflettere. Perché innalzare tutti questi ostacoli alla fruizione di un’opera teoricamente così importante per il futuro dell’umanità?
Dopo aver parlato con l’esponente di Permanonymous ho deciso di passare all’azione e di leggerla dalla prima all’ultima pagina.

Lasciatemelo dire. Non è stato facile. Nonostante ci fossero molte figure, il libro è pieno di concetti, tecnicismi, riflessioni. Siamo bel lontani dal buon senso comune che tutti sappiamo essere il fulcro della permacultura. Qui c’era ben altro, come se l’autore volesse tenere alla larga le persone più semplici, più schiette e autentiche.
Il sospetto che il suo intento sia parlare con una élite di lettori ha trovato una drammatica conferma.
Ma non è finita.

Un lampante esempio di strategia zitt-up

Il nodo della questione è nel capitolo 14 (da pag 506): Strategies for an Alternative Nation, Strategie per una Nazione Alternativa. Il punto non è quello che c’è scritto, ma ciò che manca, una strategia molto comune fra chi detiene il potere reale e intende conservarlo: il zitt-up.

Nel descrivere le coordinate di una società futura basata sulla permacultura, Bill Mollison manca deliberatamente di includervi alcune voci. Questo dovrebbe darci da pensare. E molto seriamente.
Ecco cosa manca nella idea di nazione di Bill Mollison:

– il diritto/dovere di fumare sostanze naturali psicotrope e rimbambirsi
– il diritto/dovere di fumare sigarette rollate e avere i denti ingialliti
– il diritto/dovere di fumare comunque sia
– il diritto/dovere di essere giovane (sempre)
– il diritto/dovere di essere fricchettoni (sempre!)
– il diritto/dovere di avere visto 10 volte il film V for Vendetta
– il diritto/dovere di non avere mai letto V for Vendetta
– il diritto/dovere di avere dei tatuaggi
– il diritto/dovere di dire che la permacultura non è altro che il buon senso di una volta
– il diritto/dovere di avere tutto gratis (al massimo baratto)
– il diritto/dovere di fare costellazioni familiari
– il diritto/dovere di essere vegetariano, vegano, fruttariano, crudista
– il diritto/dovere di avere i dreadlocks
– il diritto/dovere di sentire “l’energia”
– il diritto/dovere di odiare i soldi
– il diritto/dovere di essere di sinistra
– il diritto/dovere di essere 5 stelle
– il diritto/dovere di essere anarchici
– il diritto/dovere di essere autarchici
– il diritto/dovere di non essere su Facebook
– il diritto/dovere di sbranarsi o canzonarsi a vicenda su Facebook
– il diritto/dovere di confondere Fukuoka, agricoltura sinergica, permacultura e mio nonno
– il diritto/dovere di vestire policromo-circense
– il diritto/dovere di fare giocoleria
– il diritto dovere di sindacare sul costo dei corsi di permacultura (perché non è giusto)
– il diritto/dovere di sedersi in cerchio
– il diritto/dovere di abbracciare gli alberi
– il diritto/dovere di avere un minivan Volkswagen
– lo sciamanesimo.

È chiaro che c’è qualcosa che non va. Quando questo manca, che cosa resta della permacultura?

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Progettista di giardini sostenibili il cui design è ispirato ai principi del non fare, non dire, non respirare, April Fish ha conosciuto la Permacultura dopo aver letto tutti i libri di Emilio Salgari. Si occupa di progetti di community building sui quali ha scritto il libro "REsilience, REspect, RElax!" ed è co-facilitatore delle reti LETS nel Regno Unito. Dopo aver curato per anni il suo blog Grow.Eat.Burp, attualmente collabora attivamente col magazine Permacultura & Transizione.

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