Intervista a Francesca Savio

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Francesca Savio Permacultura Bill Mollison
Francesca Savio, traduttrice di “Permaculture – A Designers’ Manual” di Bill Mollison

Buona resilienza!

Da bambina, quando mi ritrovavo il mappamondo tra le mani, nella mia fantasia mi immaginavo piccola, piccola su quella palla tonda, tonda chiamata “Pianeta Terra”. Poi, mi ponevo una domanda: <<Se gli alberi hanno le radici, gli animali le zampe e gli uomini i piedi per restare aggrappati ad essa, l’acqua come fa a reggersi e a non cadere anche solo goccia dopo goccia?>>. Poi, crescendo ho trovato la risposta: <<Perché gli alberi la trattengono, gli animali la proteggono, gli uomini la custodiscono, il cielo la ospita e la terra la contiene. L’acqua sa esserci ovunque. Semplicemente!>>.

Il nostro Pianeta nasce grazie all’acqua, poiché essa è la “sorgente della vita”. L’acqua nel suo essere primordiale è ricollegabile al liquido amniotico, che avvolge il bambino presente nel grembo materno. Anche per questo, l’acqua è simbolo di nascita. Ma c’è di più! L’acqua è simbolo di “trasformazione”. Essa resistendo a cambiamenti di temperatura, può passare dallo stato liquido, solido o vapore. Può farsi leggera per salire al cielo e disegnare le nuvole, può appesantirsi cadere giù ed in coriandoli di neve o acqua dissetare il terreno.

Fino ad adattare il suo corpo in ciò che la contiene, l’attraversa e la incontra durante il cammino. L’acqua è simbolo di “perseveranza, forza e libertà”. Essa a furia di battere contro uno scoglio può plasmarlo. Può passare ovunque e niente e nessuno può fermarla. L’acqua è “suono”. Il suo fluire, scrosciare, zampillare e cadere genera musicalità. E come diapason al suo vibrare, “crea un’armonia perfetta” tra mente e corpo, essendo anch’esso formato da acqua. Comunicazione profonda e sottile tra le parti, fino a favorire un ascolto maggiore delle nostre emozioni. L’acqua è simbolo di “amore”. L’acqua “feconda” la terra e genera la vita e la “vita nasce” dall’amore. L’acqua “abbraccia” come l’amore. Si unisce ad altre acque, come “incontro con altre anime”, si fa onda di un unico oceano. E’ abbraccio, che sa di amore e di “Tutt’Uno”. L’acqua è “l’anima del mondo”. Simbolo del “principio vitale”, che penetra e vive in “ogni forma della Natura”.

Se guardassimo il nostro Pianeta dall’alto, ci apparirebbe come una “palla azzurra”, data l’espansione degli oceani e dei mari. L’acqua pur ricoprendo gran parte del nostro Pianeta, non è una risorsa inesauribile come si potrebbe pensare. I cambiamenti climatici e l’uso scorretto da parte dell’uomo, purtroppo stanno impoverendo in quantità ed in qualità tale risorsa. Il nostro comportamento sciatto nei confronti dell’acqua reca danni alla natura e all’uomo: l’acqua contaminata dai pesticidi o dagli scarichi delle industrie, finisce nei terreni agricoli e di conseguenza nel cibo che mangiamo a danno della nostra salute. Eppure, basterebbero poche e semplici precauzioni, così da preservare “un bene prezioso e di vitale importanza”.

La Permacultura grazie all’importanza della cura per le persone e per la natura, insegna ad avere un approccio più consapevole con “tutto ciò che ci circonda a partire da noi stessi”. E’ come se ogni cosa avesse una propria vita, ma che “intimamente” la lega ad un’altra cosa. Una ragnatela di fili invisibili, ma pur sempre esistenti. Così, nella progettualità di una vita, tutto si trasforma e cambia… dal risparmio dell’acqua corrente dei nostri rubinetti di casa, così da contribuire ad una diminuzione della domanda di acqua di rete, fino ai tanti svariati metodi alternativi, ma efficaci di utilizzo dell’acqua piovana che vanno dalla cura della persona, alla casa e all’agricoltura. Il tutto attraverso la realizzazione di buche, vasche, canali, serbatoi e filtri che nella loro funzione di risparmio, offrono soluzioni intelligenti e mirate, come chiavi per la sopravvivenza di ogni vita sul nostro Pianeta. “La Natura offre tutto, sta a l’Uomo dargli luce”.

Ed è luce, ciò che stanno dando i ragazzi del team di traduzione in italiano de: “Permacultura: Manuale di Progettazione” scritto da Bill Mollison, ma anche amici del MEDIPERlab.

E tra questi, c’è lei che vuoi per competenza, caso o coincidenza sa essere acqua. Lei, che dallo sguardo cristallino e dal sorriso limpido è traboccante di gioia anche attraverso una semplice email. Lei, che sa d’infinito e vasto, poiché non sai dove inizia o dove finisce. Lei, che sa di freschezza anche solo standole seduti accanto.
Ma prego, sedete pure!

Chi sei, quanti anni hai, dove sei nata, dove vivi, interessi, passioni e che lavoro fai?

Mi chiamo Francesca Savio e mi piace vedermi come una giovane donna di 28 anni che giorno dopo giorno realizza il suo destino. Vivo da circa un anno in Spagna, sulla bellissima costa del sud dell’Andalusia, dove collaboro con la Fundaciòn Arboretum, una ONG che si occupa di Permacultura urbana, di sensibilizzazione della cittadinanza alle tematiche ambientali ed educazione di bimbi e adulti alla sostenibilità.

E che lavoro desideravi fare da bambina?

Da piccola sognavo di fare la veterinaria.

Ti piace viaggiare? Cosa porti sempre dai tuoi viaggi?

Sono da sempre una persona curiosa e questo mi porta soprattutto ad avere interesse per moltissime cose, culture differenti, modi di vivere e di vedere il mondo diversi dal mio e da ciò che in questa società ed in questo momento storico sono ritenuti la “normalità”; dunque, la logica conseguenza a tutto ciò è che adoro viaggiare, ma non per una o due settimane, ogni volta che mi sposto dall’Italia per me è una scelta di vita, un gran cambiamento, un impegno che mi prendo per mesi, così da poter vivere il Paese che visito con calma, senza fretta, senza mete ben precise e programmate… per lo meno così è stato per gli ultimi tre anni della mia vita! Sono stata diverse volte in India, luogo che adoro, i primi tre mesi mi hanno vista coinvolta in una traversata da nord a sud, successivamente altri 2 mesi tra Kerala e Tamil Nadu seguendo corsi di Yoga, Ayurveda e meditazione Vipassana, poi la mia prima visita in Australia per 5 mesi nel Queensland, il ritorno in Asia che mi ha visto spostare tra India, Thailandia e Malesia per altri 2 mesi, ed infine altri 4 mesi in Tasmania dove è appunto avvenuto il mio primo approccio con la Permacultura.

Quando ha fatto capolino nella tua vita la Permacultura?

Durante la prima esperienza in Australia mi trovavo a Brisbane come ragazza alla pari, ma avendo già una laurea magistrale in Scienze Forestali e Ambientali alle spalle, nel tempo libero “surfavo” la rete (invece che l’oceano) in cerca di esperienze innovative nel settore agricolo e ambientale in genere, così cominciai a imbattermi nel termine “Permaculture”. Ottimizzazione delle risorse, riduzione degli sprechi, risparmio idrico, principi etici, rigenerazione dei suoli, fertilità, agricoltura naturale, tutti i temi che da sempre hanno ispirato in me attrazione verso la possibilità di credere in un metodo produttivo realmente sostenibile, cominciarono a prendere forma e a trovare un ordine in questo grande gioco di incastri e relazioni interconnesse che l’agricoltura permanente presenta. E come tutti coloro che si avvicinano a questo grande metodo sanno, all’inizio non ti è proprio tutto chiaro, così decisi di volermi “sporcare le mani” in prima persona e mi proposi volontaria per il progetto “Tiger Hill Permaculture” di Paul Kean in Tasmania, luogo che da sempre avevo voluto visitare.
4 Novembre 2014 mi ritrovo a 10 km dal primo centro abitato noto con il nome di Buckland e da lì comincia il filo conduttore della mia vita da permacultrice. No-dig garden, biocostruzioni, compost toilet, sistema di Keyline, dimensionamento di invasi, biofertilizzanti e fermentazioni cominciano ad essere i discorsi mattutini tenuti con Paul e gli altri volontari tra una tazza di caffè e una fetta di pane e marmellata fatti rigorosamente in casa. Al termine del periodo di volontariato infine ho preso parte al mio primo corso certificato PRI sui movimenti del terreno tenuto dal mitico David Spicer, durante il quale ho anche avuto il piacere di conoscere Geoff Lawton in persona!!

Com’è nata l’avventura del sogno di traduzione: “Permacultura: Manuale di Progettazione” di Bill Mollison?

Tornata in Italia il mio pensiero fisso fu quello di trovare un PDC certificato PRI, che avesse insegnanti di prim’ordine e mi permettesse di reindirizzarmi sul clima mediterraneo e fu così che m’imbattei nel MediperLab di Ignazio, il quale nel giro di pochi giorni mi illustrò il sogno di tradurre il Manuale di Progettazione e mi propose di far parte del gruppo di traduzione.

Cosa ti ha spinto ad essere parte di tale sogno?

Ovviamente fui subito rapita dall’idea di poter rendere questa grande opera disponibile a tutti coloro che hanno difficoltà con l’inglese ed un po’ più egoisticamente mi sembrò un’occasione fantastica per entrare ancora più a fondo tra le radici della permacultura così come fu concepita da uno dei padri fondatori.

Un momento o un aneddoto di questi mesi di lavoro con i tuoi amici d’avventura?

Da quei primi mesi di prova, agli incontri di gruppo, al grande evento di presentazione avvenuto alla convergenza europea di Bolsena è stato tutto un crescendum di emozioni, ma devo dire che non scorderò mai il senso di coesione tangibile che ci accompagnava proprio in quei giorni, tanto da spingere tutti, ma proprio tutti, a farci i complimenti proprio per lo spirito di gruppo e ad unirsi a noi nelle tavolate serali tra i vicoli di Bolsena.

Se tu fossi una persona qualunque, che sente parlare per la prima volta di permacultura, quale sarebbe la scintilla che ti porterebbe a contribuire e a dire: “Si, anch’io voglio essere parte di tale sogno!”?

Molto spesso, quando cerco di spiegare a qualcuno cos’è la permacultura, mi capita di notare sguardi un po’ restii al principio che pian piano si trasformano in sguardi di interesse e speranza, per poi tornare ad essere un po’ disillusi al termine della pausa caffè nella quale si facevano quattro chiacchiere. In realtà vorrei che quei pochi minuti bastassero alle persone per accendere la scintilla e poter credere che si può cambiare modello di sviluppo e tutti possono partecipare.

Ben saprai, che il Manuale di Progettazione in Permacultura di Bill Mollison è considerato “La Bibbia dei Permacultori”, perciò qual è la parola o la frase che è stata una scoperta per te e che senti particolarmente tua?

Dal titolo originale “Permaculture: A designers’ manual” “designers” è la parola che più mi affascina riguardo al Manuale perchè tutti possiamo essere dei progettisti per questo nuovo modello, ed è proprio a tutti noi che Bill ha voluto indirizzare il libro e gli strumenti in esso contenuti.

Cosa vorresti fare da grande?

Ora so che il mio compito è quello di continuare a formarmi ed incrementare l’esperienza per poter poi “da grande” continuare a trasmettere le informazioni ad altri e alle generazioni future.

Ora, sei in un orto di permacultura e hai nelle tue mani un seme, chiamato sogno da realizzare. Quale sarebbe il tuo?

Il seme che ho cominciato a coltivare e che spero diventi un grande albero con tanti frutti da condividere è quello di diventare una professionista realizzata in questo ambito.

Quale capitolo del manuale hai tradotto con cura?

Ho tradotto i capitoli 7 e 13, rispettivamente Acqua e Acquacoltura!

Cosa diresti a te stessa in questo preciso momento?

In questo momento mi direi di essere paziente ed avere fiducia!

Ed io* posso dire qualcosa a te?

E tu, mia cara, puoi dirmi ciò che vuoi!

*Grazie Francesca,
la tua cura dona nuovo brio all’”Oro Blu” del nostro Pianeta!

io*: ogni persona che crede in un mondo migliore!

Prendi in considerazione l’idea di donare 5, 20, 50 euro o quello che puoi, per proteggere e sostenere la diffusione della permacultura in Italia, per la nostra e le future generazioni.

http://buonacausa.org/cause/manuale

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Il mio nome è Sterpeta. Nome che deriva dagli sterpi: arbusti o rami di piante stentate o secche, solitamente utilizzate per accendere il fuoco. Il mio cognome è Fiore. Beh, qualsiasi fiore possiamo immaginare, sappiamo bene cos’è avendo tenuto tutti per piacere o anche per distrazione un fiore tra le dita. E sarà uno scherzo o un segno del destino, già nel mio nome e cognome c’è sempre stato un seme di Permacultura. Ma prima che potesse germogliare, altro ha preso vita ed è cresciuto sempre più in me ed intorno a me. Ma andiamo con ordine… Sono laureata in Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Foggia. Nel corso degli anni ho esposto in diverse collettive, e concorsi artistici in Italia. E tra forme e colori ho dato libertà espressiva anche alla scrittura. Infatti, scrivo recensioni d’arte per diversi artisti ed in passato anche per la rivista “L’Altro” a cura della Fondazione Marina Sinigaglia di Melfi. Da anni sono socia e Referente in Puglia dell’A.I.M. Rare onlus, partecipe nell’intero territorio nazionale e talvolta anche internazionale. Ciò che ho acquisito grazie a tale associazione, mi ha vista in passato, parte attiva in altre associazioni impegnate nel sociale e nella cultura. Al di là dei vari eventi e dei tanti posti vissuti e visitati, ciò che mi ha dato tanto sono le relazioni umane, poiché attraverso lo scambio di vite e vissuti c’è vera condivisione, conoscenza e crescita. Ed io posso dire di aver imparato tanto grazie a tali incontri e da ogni persona conosciuta. Nel 2012 presso il Museo Statale Tattile di Ancona, ho partecipato a corsi formativi, dove il tatto permette di regalare un nuovo modo di sentire l’arte. Infatti, tale museo è modello di eccellenza nello scenario delle opportunità culturali per non vedenti e ipovedenti. Esperienza visibilmente toccante, potrei dire! Realizzo laboratori d’arte, tattili, sensoriali ed esperenziali per bambini, ragazzi e adulti. Laboratori tenuti nella natura. Poiché essa ci permette di ricollegarci alla parte creativa, che è presente in ognuno di noi, alimentando anche la nostra libertà d’essere. Il mio cammino nella Permacultura è iniziato nel 2015 con un PDC tenuto da Salah Hammad e Ignazio Schettini. E grazie all’intensità di tale esperienza, ho trovato una nuova dimensione d’essere. L’essenza del mio mondo, che piacevolmente incontra altri mondi. Ed ora anch’io faccio parte della bellissima famiglia “MEDIPERlab”.

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