Mandala gardening: racconto di un’esperienza nell’emisfero australe

0
774
mandala orto permacutura

Febbraio 2013. Fa caldo, è una bella domenica di sole: no, non siamo nella nebbia della pianura padana, ma nella sperduta isola de La Réunion, territorio francese d’oltre mare situato tra Madagascar e Mauritius. L’interno dell’isola, le foreste primarie, le specie endemiche, i circhi di origine vulcanica e le sue profonde gole verdeggianti e inaccessibili sono patrimonio mondiale dell’umanità dal 2011. Ma non vi aspettate storie con noci di cocco, palme e frutti esotici. Anche qui la modernità è passata, e in pochi decenni ha trasformato i fianchi vulcanici dell’isola in un guazzabuglio di strade e edifici, campi e zone commerciali, inframezzati da canyon selvaggi. L’urbanizzazione coinvolge ad anello tutta la zona costiera, e poi sale con i suoi tentacoli fino a varie altitudini (l’isola raggiunge i 3000 metri, punto più elevato dell’oceano indiano). Ed è proprio in pieno centro di una città di 80000 abitanti (Le Tampon) che una ventina di persone si danno appuntamento una mattina di febbraio, in piena estate australe. Nasce cosi il giardino mandala !

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

La storia ha inizio qualche settimana prima in seguito all’incontro tra la famiglia Dennemont, proprietaria del sito, e l’associazione arTerre, rifugio di hippies e militanti dell’agroecologia. Fedeli all’adagio : «da soli si fa presto, insieme si va lontano», i bellimbusti trasformano uno spazio semi-abbandonato in un quello che divernterà un progetto di permacultura urbana, tutt’ora esistente.

terre humanismePerché un giardino mandala?

La scelta del giardino mandala è stata un po’ casuale, un po’ plebiscitaria, un po’ ispirata dal luogo: una volta lo spazio ripulito da rifiuti e infestanti, i più dotati in materia di progettazione e design si sono messi a scarabocchiare e nel giro di pochi minuti tutti i partecipanti avevano ben chiaro (almeno è quel che crediamo) cosa sarebbe diventato questo spazio.

design permacultura
Un giardino mandala puoò prendere diverse forme, non esiste un modello unico e riproducibile ovunque: a raggiera, concentrico, modulare, tutto è possibile. Il solo pattern universale, comune a tutti i mandala è il cerchio, forma che si ritrova ovunque in natura. La parola mandala viene infatti dal sanscrito e significa proprio « cerchio » o « sfera ». Nelle culture orientali, in India e in Tibet, è uso comune realizzare mandala con ogni sorta di oggetti (pietre, semi, tessuti, etc.) come supporto alla meditazione e offerta alle divinità. Una particolarità dei mandala tibetani è che vengono fatti con sabbie colorate per poi essere distrutti e in seguito dispersi, a significare l’impermanenza.

micro_ferme_septembrePermanenti o meno, in permacultura i giardini mandala costituiscono una forma di design che dovrebbe permettere di connetterci con l’universo, in particolare attraverso le sue proporzioni auree e i quattro elementi acqua, fuoco, aria e terra, ai quali alcuni ne aggiungono un quinto : l’etere.

Nel nostro caso, il giardino mandala ha soprattutto un valore estetico e pedagogico, perché è il supporto di diversi corsi sull’agricoltura ecologica. Va da sé poi che se non si prova piacere a fare agricoltura, è impossibile sentirsi bene quando si mettono le mani nella terra. Noi siamo sempre stati entusiasti di far crescere ogni tipo di vegetale nel giardino mandala, e per questo possiamo affermare che ha anche un valore terapeutico, anti-depressivo, che non neghiamo tuttavia ad altre forme di giardino.

Come creare un giardino mandala?

Il nostro giardino mandala è stato concepito intorno ad un rubinetto centrale : uno dei vantaggi del sito era infatti la pre-esistenza dell’irrigazione, e di un contatore per l’acqua. A partire da questo punto centrale è stato tracciato un cerchio con l’aiuto di una corda lunga 7 metri. In seguito sono stati realizzati tre bancali concentrici, ovvero tre cerchi, con tre ingressi obliqui, dall’esterno al centro. I bancali sono stati realizzati molto semplicemente tracciando il perimetro con la corda e spostando a mano la terra dei camminamenti. I bancali sono di una larghezza di 120 cm (circa due volte un braccio, per essere accessibili facilmente dai due lati), mentre i camminamenti tra i 40 e i 50 cm.

mandala-cerchio-patternTutto intorno sono stati poi realizzati 14 triangoli di circa 1,5 m², e il nostro mandala è diventato cosi un grande sole vegetale ! Dal 2013 al 2015 questo sole di circa 180 m² è stato teatro di diversi corsi sull’agricoltura ecologica e sul compostaggio urbano. Una delle particolarità del sito (che attualmente raggiunge i 1000 m²) è di essere adiacente ad un vicolo, cosa che è stata sfruttata per creare una stazione di compostaggio collettiva.

Tutti gli abitanti del quartiere sono stati invitati ad una grande festa di inaugurazione e da quel giorno partecipano attivamente al progetto, gettando i resti delle loro cucine (spesso fornite proprio dal nostro giardino) per produrre un ottimo compost : circa 1 m3 ogni 6-8 mesi. Un piccolo ma concreto esempio di economia circolare.

compostaggio-urbano permacultura
Quali sono i vantaggi del mandala?

Secondo i seguaci della geobiologia, un giardino mandala dovrebbe essere disposto in concomitanza di certi punti energetici, dove le energie telluriche sono più forti o in ogni caso mobilizzabili… Noi non ci abbiamo fatto caso, vuoi per ignoranza o vuoi per mancanza di competenze, ma siamo riusciti comunque a coltivare con risultati più che discreti. Le tecniche per coltivare un giardino mandala sono le stesse che si applicano a orti di altro tipo, dritti o ispirati a qualsiasi altro pattern e costituiscono la chiave per un raccolto soddisfacente e rispettoso dell’ecosistema. Se mancano queste basi ci sembra inutile rimettersi ai flussi sotterranei e ai legami con gli astri… Nel mandala abbiamo testato ogni sorta di tecnica ispirandoci all’agroecologia, seguendo semplici principi di base come la cura del suolo e della vite che ospita, e favorendo le interazioni tra piante e insetti ausiliari.

Se volete creare un orto mandala, non possiamo che incoraggiarvi a farlo, ma solo se i lati estetico e/o energetico sono per voi primordiali. Perché il lavoro richiesto sarà più esigente rispetto a ad uno schema lineare, pensiamo ad esempio ad un sistema di irrigazione o alla circolazione tra i letti di coltura. Se siete in una logica commerciale, vi sconsigliamo di utilizzare questo pattern. In ogni caso, un orto di questo tipo è senz’altro molto bello, ma come per ogni altro progetto, va inserito in una progettazione attenta basata sui principi del design permaculturale.
Nel prossimo articolo vi spiegheremo come e perché il mandala è stato raddrizzato (ebbene si)!

[continua…] Articolo 1/2

CONDIVIDI
Articolo precedentePERMACULTURA – MANUALE DI PROGETTAZIONE Capitolo 3
Articolo successivoCreare una microimpresa con le etiche della permacultura
Luca Piccin si considera un permacultore dilettante, non perché incapace ma perché lo fa per gioco, per diletto appunto. Dottorando sul tema della transizione agroecologica, vive sull’isola francese de La Réunion, che ha scoperto con l’Erasmus nel 2006. Luca è titolare di un PDC ed è assistente di Bernard Alonso, pioniere della permacultura in Canada. Insieme con l’amico Laurent Dennemont, gestisce una micro-fattoria urbana di 1000 m², su cui sperimenta di tutto : dal mandala al lombricompostaggio, dal bio-intensivo ai cerchi di banane, dalla food forest al rocket stove, sistema aquaponico, compostaggio collettivo, allevamento urbano. Luca collabora con diverse associazioni, ONG e istituti di ricerca e ha formato più di 1000 persone sui temi dell’orticultura ecologica, agroecologia tropicale e permacultura urbana.

NESSUN COMMENTO