PERMACULTURA – MANUALE DI PROGETTAZIONE Capitolo 4

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Estratto della traduzione italiana del quarto capitolo di Permaculture. A Designers’ Manual di Bill Mollison.

Ringraziamo Giuseppe Birardi e i ragazzi del MEDIPERlab per averci dato la possibilità di convidere questa preziosa risorsa.

Il progetto di traduzione del Manuale e questa campagna di crowdfunding sono rivolti a tutta la comunità italiana che, per passione o missione, si occupa di Permacultura.

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http://buonacausa.org/cause/manuale

NB. Il testo qui presentato non è la versione definitiva, il libro è in corso di revisione.
Buona lettura

Nota al testo: pattern è un termine intraducibile in italiano, la cui origine ci è però linguisticamente vicina. Deriva infatti dal francese antico – tardo latino “patronus”, termine tipografico usato per indicare un primo modello (“padre”) da cui stampare “figli” tra loro equivalenti ma non identici. Trattandosi in permacultura di un concetto tanto importante quanto astratto, non abbiamo potuto far a meno di risalire alle sue valenze più remote, e qui abbiamo scoperto qualcosa di interessante. Il latino pater (padre), è accomunato a vocaboli italiani come pasto, pastore dalla stessa radice sanscrita , che racchiude la sfera di significato di nutrire, sostenere e proteggere. Abbiamo quindi voluto conservare l’integrità di questa parola, lasciando al testo il ruolo di comunicarne il senso profondo, come d’altronde avviene anche in lingua inglese.

Giuseppe Birardi


progettazione-pattern-mollisonÈ con un po’ di trepidazione che mi accingo a fare un trattato sul tema dei pattern. Ciò nonostante, è un tentativo che va fatto, perché nell’utilizzo dei pattern risiede gran parte delle possibilità e del futuro stesso della progettazione. I pattern sono le forme che la maggior parte delle persone comprende e ricorda. Sono facili da ricordare e da ripetere come lo sono le canzoni e, anzi, ne condividono la natura. I pattern sono tutt’attorno a noi: le onde, le dune di sabbia, i paesaggi vulcanici, gli alberi, i complessi urbani, il comportamento degli animali.

Se riusciremo a raggiungere la comprensione dei pattern che sono alla base dei fenomeni naturali, avremo allora sviluppato un potente strumento per la progettazione, e troveremo inoltre la scienza che collega molte discipline diverse. L’atto finale della progettazione, una volta che i vari componenti sono stati assemblati, non è altro che un assemblaggio ragionevole del tutto in un unico pattern. Un appropriato utilizzo dei pattern nel processo di progettazione può aiutare al raggiungimento di una produzione sostenibile derivata dai flussi, dalle forme di crescita, e dal flusso del tempo e dell’informazione.

Il patterning è il modo nel quale strutturiamo i nostri progetti

È il modello nel quale inseriamo informazioni, entità, e oggetti raccolti attraverso pratiche differenti: l’osservazione, la sovrapposizione di mappe, l’analisi delle connessioni tra gli elementi, la selezione di materiali e tecnologie specifiche.

Sono i pattern che permettono ai nostri elementi di scorrere nei flussi e creare relazioni mutualmente benefiche. Il pattern è il progetto, e la progettazione è la materia della permacultura.

Oltre il rigore delle semplici regolarità euclidee amate dagli architetti e dai tecnologi, ci sono le infinite regolarità della natura. La natura imperfettamente rotonda, mai piatta o squadrata, lineare solo per distanze infinitesimali, ostinatamente anormale. La natura che scorre, striscia, vola, piange, in apparente disordine. La natura che va oltre le misurazioni precise, ed è comprensibile solo come sistema, e percezione.

Niente di ciò che possiamo osservare è regolare, in parte perché noi stessi siamo osservatori imperfetti. Possiamo predire il futuro (o anche sbagliarne la previsione) con le forme assunte dalle viscere degli animali, come o dai grafici sugli schermi, tirando dadi ed ossi, o confrontando serie di dati. Sono le letture delle foglie del tè in qualche modo meno attendibili delle proiezioni ricavate dai dati statistici? La regolarità è propria solo di poche cose meccaniche o modellate (temporaneamente) dalla nostra ristretta visione del mondo; presto diventano di nuovo irregolari, non appena il tempo inizia ad eroderle. La verità, come il mondo, cambia in relazione all’informazione.

Ci sono quindi alcuni compiti che vale la pena tentare di portare a termine:

  1. UNA COMPRENSIONE PIÙ GENERALE DEI PATTERN, intesa come tentativo di formare dei modelli più generali di pattern, ma anche come ricerca di esempi di fenomeni naturali che dimostrino tali modelli.
  2. UNA DISCIPLINA DI COLLEGAMENTO che si applichi in ugual modo a geografia, geologia, musica, arte, astronomia, fisica delle particelle, economia, fisiologia e tecnologia. La stessa disciplina andrebbe applicata ad una progettazione consapevole, nonché ai flussi di informazioni ed i processi di trasferimento alla base di tutte le discipline. Un concetto così unificante ha una grande rilevanza nei confronti dell’educazione ad ogni livello, da quella primaria a quella accademica.
  3. GUIDE ALL’APPLICAZIONE DEI PATTERN: alcuni esempi di come l’applicazione dei pattern permetta di raggiungere i nostri scopi nella vita di ogni giorno (dal momento che l’apprendimento mnemonico, il pensiero lineare o la geometria euclidea ci hanno impedito di concepire degli insediamenti sostenibili). È nell’applicazione di pattern armonici che dimostriamo la nostra comprensione del significato della natura e della vita.

Sono stati scritti molti libri sul tema dei simboli, dei pattern, della crescita, della forma, della deformazione e della simmetria. Gli autori spesso abbandonano fin troppo presto l’idea di concepire dei modelli generali, o lo fanno non appena riescono a sviluppare una soluzione matematica soddisfacente per uno o più pattern; quasi sempre prima di fare alcun tentativo di illustrare come il loro lavoro possa aiutarci nella vita pratica di ogni giorno. Alcuni si accontentano semplicemente di fare esempi, o di presentare cataloghi di fenomeni. Altri pretendono che tutti i significati vengano racchiusi dal pattern o dal numero puro e semplice – che i pattern cioè siano simboli di una conoscenza arcana, e sostengono così che solo una fede indiscussa possa sprigionare il loro potere.

I semplici modelli qui esposti vogliono essere un contributo utile per progettisti ed educatori. Inoltre illustrano come sia possibile ricavare un’immagine del modo in cui pensiamo alla vita, ai paesaggi, e a ciò che li accomuna, ovvero la natura. Imparare un pattern fondamentale è molto simile ad imparare un principio; potrebbe applicarsi ad un’ampia gamma di fenomeni semplici e complessi. Come astrazione, ci aiuta a cogliere dei significati della vita e del paesaggio, e comprendere fenomeni tra loro collegati.

Si potrebbero trascorrere ore infinite a cercare una comprensione più profonda dei pattern dal punto di vista scientifico, topologico o mistico. È un processo che crea dipendenza, tant’è che adesso trovo la stessa difficoltà ad abbandonare questo capitolo come prima ne avevo ad iniziarlo. Ma ho fiducia che altri, con maggiori conoscenze, svilupperanno e spiegheranno ulteriormente i concetti qui espressi. Sono convinto che nel sofisticato processo di applicazione dei pattern risieda il futuro stesso della progettazione, ed è qui che potrebbero essere trovate le soluzioni a molti problemi ora irrisolvibili.


forme-pattern-permaculturaQuando osserviamo il mondo naturale attorno a noi, solitamente guardiamo a colline, fiumi, alberi, nuvole, animali e conformazioni del terreno come a una serie di forme non relazionate tra loro, almeno non fino al punto di pensare ad un pattern che le accomuni tutte.

Ma cosa vediamo? Possiamo fare un elenco di alcune di queste forme:

  • ONDE, come sulla superficie dell’acqua, “congelate” come increspature nelle dune e nelle arenarie, o “fossilizzate” nelle quarziti e nelle ardesie.
  • LINEE DI FLUSSO, come le scie di schiuma sull’acqua, o il flusso degli stessi corsi d’acqua.
  • FORME “A NUVOLA”, come nel marmo travertino (calcite porosa proveniente da fonti sorgive d’acqua calda), nelle chiome degli alberi, nelle nuvole “vaporose” o nei flussi nuvolosi più estesi.
  • SPIRALI, come nelle galassie, nei girasoli, nella circolazione atmosferica globale, nei vortici, e negli arcipelaghi di isole disposte ad arco.
  • LOBI, come ai margini delle barriere coralline, nei licheni, ed ai margini delle saline.
  • RAMIFICAZIONI, come negli alberi, nei flussi convergenti o divergenti, nelle zone di frattura delle esplosioni.
  • DISPERSIONI, come nella distribuzione delle alghe o dei licheni sulle rocce, nelle macchie di vegetazione nelle paludi, o nei gruppi di isole.
  • RETI, come nelle crepe che si formano nel fango secco, negli alveari, all’interno delle ossa degli uccelli, nelle colonne di basalto (viste dall’alto), e nelle celle di aria ascendente e discendente sui deserti.

Spero di mostrare come in tutte le categorie sopra elencate sia applicabile un solo pattern generale, e come perfino nei corpi degli animali muscoli, organi e ossa siano espressione di una o più di queste forme. Racchiuderò quindi tutti questi fenomeni – generati dalla crescita e dal flusso – in una singola forma modello, la forma di un albero stilizzato (Figura 4.1). Attorno alla forma centrale ad albero sono disposte varie sezioni trasversali, piani, sezioni longitudinali e percorsi di flusso: sono tutti derivati da sezioni, percorsi e proiezioni reali dell’albero rappresentato.

Bill Mollison Permacultura, Manuale di Progettazione
(Capitolo 4, pag. 70, 71,72)

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