La permacultura può sfamare il mondo?

Pubblicato online in italiano per la prima volta, il saggio di Patrick Whitefield che ha sollevato l'attenzione sul potenziale dei sistemi alimentari in permacultura. Oggi celebriamo il suo spirito pionieristico e la sua dedizione alla permacultura.

0
1701
Doppia coltivazione e agroforestale food forest
Foto di @Agenda Gotsch pubblicata su permaculture.co.uk

Rivista permaculturaMa la permacultura può sfamare il mondo? Be’, direi di sì.

Ma che io abbia ragione o torto, una cosa è certa: l’agricoltura convenzionale non potrà sfamarlo ancora per molto. Essa è basata su un flusso a senso unico di risorse non rinnovabili e sta crollando sia dal punto di vista di ciò che vi immettiamo, gli input, che di quello che essa produce, gli output.

Gli output includono il degrado del suolo. Negli USA, uno dei maggiori esportatori di cibo del mondo, un terzo del suolo coltivabile presente quando vi giunsero gli europei, è stato eroso, e la perdita va avanti 17 volte più veloce di quanto occorra al suolo per formarsi. Continuare a coltivare con il metodo attuale significa cercare di sfamare sempre più persone con sempre meno terra fertile. È impossibile.

Dal lato degli input, la maggior parte del flusso di sostanze non rinnovabili va a finire nei fertilizzanti chimici. Uno dei tre grandi nutrienti forniti dai fertilizzanti è il fosforo. Il fosforo viene estratto da depositi naturali di fosfato roccioso in alcune zone del pianeta e, come il petrolio, si sta avvicinando al picco produttivo; presto la produzione mondiale non riuscirà più a soddisfare la domanda. L’azoto è richiesto in misura anche maggiore del fosforo e viene estratto dall’aria mediante un processo che utilizza una enorme quantità di carburanti fossili. Visto che il prezzo dell’energia è cresciuto nell’ultimo decennio, i contadini hanno visto il prezzo dei fertilizzanti più che raddoppiare. Ed è solo l’inizio.

Doppia coltivazione

I coltivatori bio affrontano questi problemi con la rotazione delle colture, che in Gran Bretagna significa alternare qualche anno di cereali e qualche anno di erbe miste e trifoglio, sui cui pascolano mucche e pecore. Questo riduce l’erosione, anche se non la elimina, e l’azoto è procurato dal trifoglio, che lo “fissa” prendendolo dall’atmosfera. Il lato negativo è che i coltivatori bio coltivano in una parte della fattoria e nello stesso periodo soltanto cereali. La prateria temporanea produce cibo sotto forma di carne e latte ma è una quantità molto inferiore a quella che si otterrebbe dai cereali. È questo, più che la minor resa di cereali organici di per sé, a ridurre la resa della fattoria biologica in confronto a quelle convenzionali, che non praticano la rotazione.

La permacultura va un passo oltre coltivando un misto di trifoglio e cereali nello stesso campo contemporaneamente. È una tecnica nota come “bicropping” [doppia coltura NdT] e aiuta a coltivare ogni anno i cereali, e altre colture destinate al consumo umano. La resa dei cereali è potenzialmente un po’ inferiore che in assenza di trifoglio, ma quest’ultimo può nutrire gli animali.

Il trifoglio è presente come sottobosco permanente, così il suolo non mai nudo e l’erosione è eliminata. La copertura permanente della terra e la mancanza di aratura creano l’habitat ideale per alcuni funghi, che in uno scambio simbiotico, procura fosforo alle coltivazioni. Intanto il trifoglio provvede al fabbisogno di azoto esattamente dove serve. Senza contare le ripercussioni positive sulle erbacce, i parassiti, le malattie e l’uso del carburante. 1

 Stacking

Un fattore che aiuta la doppia coltivazione a funzionare meglio è la differenza nella struttura di crescita delle due piante. L’alto cereale e il basso trifoglio creano due livelli distinti di vegetazione e questo riduce la competizione fra di loro. Chiamiamo questa differenziazione “stacking” .

La più incredibile forma di stacking è l’agroforestale, in cui alberi sono mescolati a piante erbacee, inclusi cereali, ortaggi o praterie. Ne è un esempio un frutteto tradizionale di mele misto a pascolo. La differenza di altezza tra i due elementi significa che la competizione fra loro è irrisoria. Tanto è vero che quando gli alberi sono ancora giovani non c’è nessuna perdita di raccolto nello strato erbaceo

Anche i cicli annuali dei due componenti sono diversi. Prendiamo ad esempio la combinazione di grano e noci. Il grano si semina in autunno e il suo massimo sviluppo è in questo periodo e poi di nuovo in primavera prima che spuntino le foglie dei noci. Al polo opposto della stagione, i noci restano in foglia per due mesi abbondanti dopo che il grano da verde è diventato dorato. Sono queste foglie verdi a produrre cibo e sono presenti in questa mistura per molto più tempo nel corso dell’anno di quanto entrambe le colture ci sarebbero state se cresciute da sole.

Policoltura

Doppia coltivazione e agroforestale sono solo due esempi di come sia possibile combinare le piante. Ce ne sono molti altri e, se la combinazione è frutto di un buon design, la resa complessiva sarà più grande che coltivando i singoli elementi separatamente. Questo vuol dire che possiamo coltivare più cibo in meno terra. La quantità di componenti può variare da due a diverse centinaia, come nei forest garden. Misture come queste sono chiamate policolture, in opposizione alle monocolture in cui si coltiva una sola pianta.

Il canneto & i bassopiani – Una parabola

Di tutti gli ecosistemi che possono crescere nella fascia temperata nessuno produce più materia vivente per metro quadrato di un canneto. Avendo risolto il problema di come crescere sul suolo acquitrinoso, le canne dispongono di abbondanza di risorse a propria disposizione. Crescono in acque ferme e poco profonde e così non hanno mai bisogno di altra umidità nella stagione della crescita. I nutrienti di origine vegetale vengono trasportati dall’acqua che li raccoglie nei dintorni e li porta nelle zone più basse, in modo che le canne si godano un rifornimento di nutrienti che non ha eguali nel mondo naturale. Esse crescono così tanto che sopprimono tutte le altre piante, motivo per cui i canneti sono monocolture naturali.

Al contrario i bassopiani calcarei e gessosi, drenano l’acqua assai bene. Qualsiasi periodo senza piogge comporta uno stress in termini di umidità. Il suolo è naturalmente sottile e la sua fornitura di nutrienti si è esaurita in generazioni di pascolo. In tali condizioni nessuna pianta può crescere vigorosa abbastanza da dominare le altre, sicché il livello di diversità è fenomenale. La produttività viene mantenuta da ogni pianta facendo qualcosa di leggermente diverso: alte o basse, con radici profonde o superficiali, precoci o tardive, azoto-fissatrici e così via. In questo modo fanno un uso più completo delle modeste risorse disponibili.

Nell’era dei carburanti fossili abbiamo potuto coltivare come fanno i canneti.

Abbiamo creato una serie di monocolture con livelli anormali di nutrienti e altre risorse. Ma in futuro non sarà possibile e la nostra via per la produttività sarà prendere il modello dei bassipiani e, che massimizzano l’uso delle poche risorse disponibili attraverso la biodiversità.

 Scala ridotta

La diversità è più facile da ottenere su scala ridotta che vasta, in un giardino domestico che in una fattoria di migliaia di ettari. Molti princìpi di permacultura, e qui ne ho menzionato solo alcuni, sono più applicabili in piccolo che in grande. Ma sarà produrre cibo su una scala più piccola ad aiutarci a sfamare il mondo.

Ci hanno spesso detto che l’agricoltura europea e nord americana, che consiste di grandi fattorie meccanizzate, è la più produttiva del mondo. Lo è, ma solo in termini di produttività per persona impiegata nei campi. In termini di produttività per ettaro vari studi mostrano che, in generale, più la fattoria è piccola meglio è. 2

In una piccola fattoria, e anche di più in un giardino o orto, si può fare più attenzione ai dettagli e questo da solo aumenta la resa. Policolture complesse, che sarebbero impossibili nelle grandi fattorie in cui si prende il trattore al mattino e si guida come pazzi tutto il giorno, diventano molto più fattibili quando la tua unità di produzione non è l’ettaro, ma la singola pianta.

Una delle spinte maggiori dell’agricoltura è dare a più persone possibile il potere di crescere il proprio cibo là dove vivono. La visione del futuro della permacultura include un sacco di gente in più che si coltiva i propri frutti e ortaggi, nelle metropoli, cittadine o nei paesi. Cibi secchi come i cereali e i prodotti animali, verrebbero ancora dalle campagne, ma le dimensioni delle fattorie che li producono sarebbero più ridotte di oggi.

Questo significa molta gente in più che produce cibo. Quando inesorabilmente il prezzo degli alimentari salirà, il che è sicuro visto che la popolazione aumenta e i combustibili fossili diminuiscono, non ho dubbi che la produzione di cibo, per il consumo domestico o per lavoro, diverrà sempre più attraente e perderà la sua reputazione scadente.

 Il design di permacultura

Quanto scritto sopra rappresenta un cambio di direzione totale sia nell’agricoltura che nella società, lontano dalle tendenze attuali quanto a monocoltura e urbanizzazione.

Non dico che la permacultura ha tutte le risposte, ma vedo comunque questo cambio di direzione come una componente fondamentale in un futuro sostenibile. Ma è solo metà della permacultura.

L’altra metà è la permacultura come sistema di design. Anche se meno orientata alla coltivazione, il design di permacultura può fare in modo che tutto scorra in modo più efficiente e armonioso. Anche questo ha un ruolo da giocare nello sfamare il mondo. Ma forse ne parleremo in un ‘altra occasione.

1 Per più informazioni sul bicropping, vedi The Earth Care Manual, pp268-275.
2 vedi The Earth Care Manual, p31.

Tradotto da Flavio Troisi
Fonte: http://www.permaculture.co.uk/articles/can-permaculture-feed-world

CONDIVIDI
Articolo precedente21 storie di Transizione. Raccogliere l’acqua piovana a San Paolo, Brasile
Articolo successivoAbbondanza per tutti
Patrick Whitefield (1949-2015) era un insegnante di permacultura e un autore. Ha scritto i primi libri sulla permacultura per Europa temperata, incluso l'acclamato The Earth Care Manual– A Permaculture Handbook for Britain and Other Temperate Climates, How To Make a Forest Garden, e To Read the Landscape. È stato consulente editor di Permaculture Magazine da 1992 - 2015.

NESSUN COMMENTO